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Un'appendice che va a percorrere una porzione della costa
Lazzarà dedicata a chi è abbastanza motivato a battere percorsi
nuovi, anche al costo di dover spingere la bici in salita e,
probabilmente, anche in qualche tratto discensivo, a meno di essere
dei funamboli delle due ruote. Dal punto di valico del Colle Lazzarà
si sale infatti lungo il crinale sud-ovest, verto il Gran Truc,
guadagnando rapidamente quota fino a toccare i 1700 e il rapidamente
sta a significare che la pendenza è consistente, il che abbinato ad
alcuni tratti con fondo sassoso e irregolare, vuol dire, spingere la
bici, per circa il 50% della porzione ascendente. Più o meno è quasi
la stessa percentuale che si rischia di fare a piedi in discesa, se
non si è proprio propensi a fare in sella tratti tecnicamente
impegnativi in discesa, lungo la prima parte di sentiero decisamente
esposta, teatro anche di una tappa di una passata edizione della
IronBike.
Dopo aver scollinato a Colle Lazzarà, risalendo la sterrata che
dalla Val Germanasca scende poi verso Pramollo, fatti nemmeno 200
metri, questa compie un brusco gomito sinistrorso; qui la lasciamo
a favore del sentiero tabellato, che sale lievemente con indicazioni
Gran Truc, Monte Gardetta,
P-O1 [rif.
Percorso P-O1 - Km. 24.1].
La prima parte di sentiero sale lievemente e abbastanza
agevole, con la traccia un po' incassata nel terreno e ci porta in
breve sul crinale, con una vasca da bagno utilizzata come
abbeveratoio; qui si più proseguire per la traccia più diretta, ma
anche più severa, di sinistra, oppure addolcire leggermente la
salita, comunque sempre difficilmente pedalabile, per la traccia di
destra che aggira il sovrastante sperone per poi ricollegarsi
all'altra via appena sopra a questo (quindi fare attenzione a
tenersi verso sinistra per riguadagnare il crinale. Ora il sentiero
è univoco e corre pressochè costantemente sulla sommità del crinale,
alternando tratti pedalabili ad altri da fare a spinta a causa
prevalentemente di rocce e/o per la consistente pendenza. Dopo un
tratto con visibilità superba verso i monti circostanti e il lembo
più prossimo della pianura padana ed aver superato una porzione
facilmente pedalabile, seppur abbastanza esposta, si scenderà per un
brevissimo tratto, superando un'altra selletta con abbeveratoio e
riprendendo subito a salire, andando a superare la frazione più
impegnativa in termini di pendenza, comunque circoscritta ad uno
sviluppo non superiore ai 200 metri, che ci porta a guadagnare quota
1700, da cui si prosegue mantenendo pressochè l'altitudine su
sentiero ora facile e ben battuto, che ci porta, appena sotto al
profilo di cresta, lato Val Germanasca, alla biforcazione tra il
percorso per il monte Gardetta a destra (da ignorare) e quello a
sinistra che prosegue per il Gran Truc (che seguiremo). Proseguendo
sul sentiero riguadagniamo presto la cresta, per giungere al punto
in cui dobbiamo lasciare il sentiero principale che continua a
risalire il crinale, a favore di quello, meno evidente, che scende
sulla sinistra, con indicazione Leiretta, Ruata, Pilone Gardetta (dist.
~1.4 Km - alt. ~1700 m.).
Ora inizia la parte discensiva, che subito picchia decisa sul
sottostante Pilone Gardetta (o Pilone Bianco), che si può scorgere
poco sotto tra gli alberi e ci farà da guida, per i primi metri in
cui l'esile traccia di sentiero non è troppo visibile, sentiero
comunque con fondo buono, seppur molto scosceso, in cui è necessario
tenere il baricentro arretrato. Un doppio gomito ravvicinato e poche
decine dopo siamo al cospetto del manufatto, che si affaccia sulla
ripido versante, punto che fa da balcone e da cui si può scorgere
anche il Colle Lazzarà da cui siamo partiti; qui la via piega a
destra, molto esposta nel taglio della ripida costa.
Da tenere in
considerazione la possibilità di saltare i successivi complicati 550
metri, scendendo dritto per dritto lungo la ripida costa prativa,
comunque a piedi, a meno che non si voglia rischiare di ruzzolare
fino a fondovalle, tenendo presente la forte pendenza su fondo non
semplice (si perdono circa 100 metri di quota, in poco più di 200
metri di sviluppo!). Seguiamo la traccia di sentiero più
evidente, con fondo per la maggior parte abbastanza buono, salvo
periodi in cui la vegetazione può essere un po' più invasiva in
qualche breve porzione, che ci porta a compiere un paio di anse
verso sud, ripiegando poi in direzione nord, in un contesto medio
generale comunque tecnicamente complicato, oltre ad alcuni passaggi
su porzioni rocciose che accentuano la difficoltà. Pian piano le
cose miglioreranno e dopo gli ultimi scampoli ostici, avrà inizio
una seconda parte più scorrevole e abbordabile, che scende con
pendenze raramente accentuate, con il sentiero che avrà un piacevole
andamento sinuoso tra gli alberi del tratto boschivo (chi
precedentemente si è divertito qui potrebbe annoiarsi). Un ultimo
passaggio di pochi metri su tratto accidentato e le poche centinaia
di metri restanti del sentiero ci portano a inserirci sulla sterrata
in corrispondenza del borgo Leiretta, dove seguiremo la sterrata
verso sinistra, passando accanto ad una caratteristica casa in
pietra, riprendendo a scendere. In 450 metri arriveremo al punto in
cui dalla sterrata si origina il sentiero/mulattiera che a destra
prosegue con indicazioni Ruata, Bocchiardi e Gardellino,
prosecuzione del percorso P-O1. [rif.
Percorso P-O1 - Km. 25.9].
Nota: In blu sono segnalati i
tratti alternativi e/o opzionali non descritti però
dalla grafica (pianta e altimetria).
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