PERCORSO P-O1-Va1

Pilone Gardetta - Leiretta

PILONE PENDENTE


Lunghezza: ~3.2 Km
Altitudine max: ~1700 m s.l.m.
(disl. tot. salita ~130m)
Tempo percorrenza indicativo:  ~30'
Difficoltà: Difficile (indice 8)


gps

DATA: Dicembre 2016 

Un'appendice che va a percorrere una porzione della costa Lazzarà dedicata a chi è abbastanza motivato a battere percorsi nuovi, anche al costo di dover spingere la bici in salita e, probabilmente, anche in qualche tratto discensivo, a meno di essere dei funamboli delle due ruote. Dal punto di valico del Colle Lazzarà si sale infatti lungo il crinale sud-ovest, verto il Gran Truc, guadagnando rapidamente quota fino a toccare i 1700 e il rapidamente sta a significare che la pendenza è consistente, il che abbinato ad alcuni tratti con fondo sassoso e irregolare, vuol dire, spingere la bici, per circa il 50% della porzione ascendente. Più o meno è quasi la stessa percentuale che si rischia di fare a piedi in discesa, se non si è proprio propensi a fare in sella tratti tecnicamente impegnativi in discesa, lungo la prima parte di sentiero decisamente esposta, teatro anche di una tappa di una passata edizione della IronBike.
 

Dopo aver scollinato a Colle Lazzarà, risalendo la sterrata che dalla Val Germanasca scende poi verso Pramollo, fatti nemmeno 200 metri, questa compie un brusco gomito sinistrorso; qui la lasciamo  a favore del sentiero tabellato, che sale lievemente con indicazioni Gran Truc, Monte Gardetta,  P-O1 [rif. Percorso P-O1 - Km. 24.1].
La prima parte di sentiero sale lievemente e abbastanza agevole, con la traccia un po' incassata nel terreno e ci porta in breve sul crinale, con una vasca da bagno utilizzata come abbeveratoio; qui si più proseguire per la traccia più diretta, ma anche più severa, di sinistra, oppure addolcire leggermente la salita, comunque sempre difficilmente pedalabile, per la traccia di destra che aggira il sovrastante sperone per poi ricollegarsi all'altra via appena sopra a questo (quindi fare attenzione a tenersi verso sinistra per riguadagnare il crinale. Ora il sentiero è univoco e corre pressochè costantemente sulla sommità del crinale, alternando tratti pedalabili ad altri da fare a spinta a causa prevalentemente di rocce e/o per la consistente pendenza. Dopo un tratto con visibilità superba verso i monti circostanti e il lembo più prossimo della pianura padana ed aver superato una porzione facilmente pedalabile, seppur abbastanza esposta, si scenderà per un brevissimo tratto, superando un'altra selletta con abbeveratoio e riprendendo subito a salire, andando a superare la frazione più impegnativa in termini di pendenza, comunque circoscritta ad uno sviluppo non superiore ai 200 metri, che ci porta a guadagnare quota 1700, da cui si prosegue mantenendo pressochè l'altitudine su sentiero ora facile e ben battuto, che ci porta, appena sotto al profilo di cresta, lato Val Germanasca, alla biforcazione tra il percorso per il monte Gardetta a destra (da ignorare) e quello a sinistra che prosegue per il Gran Truc (che seguiremo). Proseguendo sul sentiero riguadagniamo presto la cresta, per giungere al punto in cui dobbiamo lasciare il sentiero principale che continua a risalire il crinale, a favore di quello, meno evidente, che scende sulla sinistra, con indicazione Leiretta, Ruata, Pilone Gardetta (dist. ~1.4 Km - alt. ~1700 m.).
Ora inizia la parte discensiva, che subito picchia decisa sul sottostante Pilone Gardetta (o Pilone Bianco), che si può scorgere poco sotto tra gli alberi e ci farà da guida, per i primi metri in cui l'esile traccia di sentiero non è troppo visibile, sentiero comunque con fondo buono, seppur molto scosceso, in cui è necessario tenere il baricentro arretrato. Un doppio gomito ravvicinato e poche decine dopo siamo al cospetto del manufatto, che si affaccia sulla ripido versante, punto che fa da balcone e da cui si può scorgere anche il Colle Lazzarà da cui siamo partiti; qui la via piega a destra, molto esposta nel taglio della ripida costa. Da tenere in considerazione la possibilità di saltare i successivi complicati 550 metri, scendendo dritto per dritto lungo la ripida costa prativa, comunque a piedi, a meno che non si voglia rischiare di ruzzolare fino a fondovalle, tenendo presente la forte pendenza su fondo non semplice (si perdono circa 100 metri di quota, in poco più di 200 metri di sviluppo!). Seguiamo la traccia di sentiero più evidente, con fondo per la maggior parte abbastanza buono, salvo periodi in cui la vegetazione può essere un po' più invasiva in qualche breve porzione, che ci porta a compiere un paio di anse verso sud, ripiegando poi in direzione nord, in un contesto medio generale comunque tecnicamente complicato, oltre ad alcuni passaggi su porzioni rocciose che accentuano la difficoltà. Pian piano le cose miglioreranno e dopo gli ultimi scampoli ostici, avrà inizio una seconda parte più scorrevole e abbordabile, che scende con pendenze raramente accentuate, con il sentiero che avrà un piacevole andamento sinuoso tra gli alberi del tratto boschivo (chi precedentemente si è divertito qui potrebbe annoiarsi). Un ultimo passaggio di pochi metri su tratto accidentato e le poche centinaia di metri restanti del sentiero ci portano a inserirci sulla sterrata in corrispondenza del borgo Leiretta, dove seguiremo la sterrata verso sinistra, passando accanto ad una caratteristica casa in pietra, riprendendo a scendere. In 450 metri arriveremo al punto in cui dalla sterrata si origina il sentiero/mulattiera che a destra prosegue con indicazioni Ruata, Bocchiardi e Gardellino, prosecuzione del percorso P-O1. [rif. Percorso P-O1 - Km. 25.9].


Nota: In blu sono segnalati i tratti alternativi e/o opzionali non descritti però dalla grafica (pianta e altimetria).



 

 
Il profilo altimetrico scaturisce da un rilevamento con GPS, pertanto si discosta leggermente dalla reale progressione chilometrica 

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