PERCORSO A4

TERNI - CESI - S.ERASMO - Mte T.MAGGIORE - LE PRATA - LA CROCE - TERNI

PEDALA E CAMMINA


Lunghezza: ~29.6 Km
Altitudine max: ~1015 m s.l.m.
(disl. tot. salite ~1240m)
Tempo percorrenza indicativo:  ~3h
Difficoltà: Difficile (indice 8)


gps

DATA: Maggio 2006 

Varianti possibili: Percorso Aq

Percorso riservato a chi non sa rinunciare ad un bel giro in quota, con scorci panoramici notevoli, al prezzo di tratti più o meno lunghi da farsi a piedi con la bici al fianco, che ha come tappa principale la Croce, visibile da quasi tutta la città di Terni e da cui è quindi visibile quasi l'intera città (tranne l'estrema zona nord).
Uno sviluppo di diversi chilometri a ridosso dei 1000 metri e delle cime dell'estremità sud dei monti Martani, che costituiscono il bordo nord della conca ternana: monte Torre Maggiore, il Cerigiolo, Pizzo d'Aiano, Pizzo d'Appecano, il Torricella, fino alla Croce come tappa finale. I tratti in cui ci si troverà appiedati, con un po' d'impegno e "cattiveria", si possono circoscrivere in meno di un chilometro, nella porzione in quota prima della Croce e altrettanto nell'ultimo tratto (terribile) discensivo, prima di tornare sull'asfalto.

Riferimento di partenza a nella periferia nord di Terni, in Largo delle Viole (incrocio con rotatoria tra 5 strade, tra cui strada Piedimonte, e via Mascagni), molto poco trafficata al contrario della parallela e più conosciuta via del Rivo.
Si prende verso ovest per via Mascagni, strada che cambierà più volte nome; l'importante è mantenere la direzione per quasi 3 Km, lambendo presto la linea ferroviaria (Centrale Umbra). Nel punto in cui lasciamo la compagnia della ferrovia, la strada piega verso destra salendo per poi sdoppiarsi appena dopo; optiamo per la via di sinistra che passa tra due recinzioni di abitazioni e confluisce su un'altra asfaltata, che proseguiamo in salita, sempre più dura. Una buona alternativa sterrata: scendendo qui verso sinistra si giungerebbe poco sotto ad una piega dell'asfaltata verso sinistra che ci porterebbe a passare sotto la ferrovia; qui si lascia invece l'asfalto per prendere la sterrata di destra che salendo passa di fianco ad un'abitazione, per poi proseguire attraverso un uliveto, fino a riportarsi sulla via principale per Cesi.
Alcune centinaia di metri ripidi attraverso uliveti ci portano ad inserirsi sulla provinciale per Cesi, che seguiremo quindi verso destra, che costantemente in salita, ma ora senz'altro più sostenibile, ci farà raggiungere il paese dopo alcuni chilometri (dist ~6.4 Km – alt. ~220 m.) (300 metri prima di scollinare incontriamo una prima via sulla destra che salendo porta nel dedalo interno di viuzze del paese e quindi volendo anche alla piazzetta interna che raggiungeremo appena più avanti).
Mantenendo la direzione della provinciale scendiamo per 400 metri, lasciandola in corrispondenza della stretta via che si inerpica sulla destra in direzione S.Erasmo. Copriamo i successivi ripidi 300 metri che ci portano a livello della piazzetta superiore del paese; qui possiamo scegliere se proseguire subito dando seguito alla ripida salita che piegando verso sinistra continua abbastanza severa, oppure addentrarci per un breve tratto tra le case appunto fino alla piazzetta che fa da rotatoria, ricalcando il percorso automobilistico e potendo approfittare quindi di una fontanella per rifornirsi d'acqua in fondo alla piazzetta sulla sinistra (e non ultimo riprendere fiato). Approfittato quindi degli unici 200 metri pianeggianti che incontreremo da lì ai prossimi 7 km, riprenderemo, dopo aver invertito la direzione alla piazzetta, la ripida via in salita, ancora severa per poche decine di metri, per poi farsi più abbordabile. Questa mantenuta nell'unico ramo asfaltato ci permetterà di raggiungere la zona dell'osservatorio dopo poco più di 2 chilometri e mezzo (nuova possibilità di rifornirsi d'acqua alla fontanella che troviamo tra gli alberi sulla sinistra, in corrispondenza della recinzione degli impianti per il tiro al volo) e la zona della chiesa di S. Erasmo dopo un altro chilometro e mezzo. Proseguiamo la salita con la strada che diverrà sterrata appena superata una nuova zona attrezzata per pic-nic (qui volendo si potrebbe prendere in considerazione sulla destra il primo e unico percorso abbordabile in salita della serie An), che seguita ci porterà ampia e comoda fin alle pendici del monte Torre Maggiore, ai piedi del monumento in ricordo di Cimarelli (dist ~14.2 Km – alt. ~1015 m.).
A margine della pineta, con un piccolo cespuglio quasi a segnalarne l'inizio, imboccheremo il sentiero che, entrando nella pineta, ci farà aggirare una porzione del versante del monte. Prenderemo quindi questo che nel primo tratto sarà in pratica pianeggiante, con un po' di contropendenza verso sinistra, per poi, dopo aver lasciato sulla destra un piccolo riparo in pietra (o quel che ne resta), scendere un po' e successivamente salire per poche decine di metri appena; è possibile anche trovare qualche traccia bianco-rossa al suolo. Dopo nemmeno un chilometro ci troveremo ad un bivio, con un ramo che prende verso sinistra in pianura e uno che invece scende sulla destra, che prenderemo. Mantenere a questo punto la traccia principale che in discesa, più o meno ripida e con qualche difficoltà a causa delle molte pietre (in qualche tratto) o della contropendenza più accentuata in qualche altro, ci porterà ad attraversare una piccola radura nella pineta, finchè dopo un po' questa si andrà diradando sempre più permettendoci, in un tratto che punta verso sud, in pianura, di scorgere davanti a noi al di là dell'incrocio dei due versanti dei monti, parte della conca Ternana, alla nostra sinistra al di là della valle sottostante Monte Cerigiolo e ancora più a sinistra la Val di Serra, con in basso il paese di Poggio Lavarino. Proseguiremo a scendere fino al km 15.7, dove si stacca sulla sinistra un sentiero, meno marcato di quello che stavamo percorrendo, che andremo a prendere compiendo uno stretto gomito, punto tra l'altro segnalato abitualmente (ma non sempre!) da un cumulo di pietre (un ometto). Anche questo è mediamente tecnico, anche se c'è da segnalare un passaggio ancora più complicato dopo quasi 300 metri, per un brusco gomito verso destra perdipiù in contropendenza. Si seguirà quindi il sentiero che si farà poco dopo meno ripido, fino a spianare completamente, appena prima di uscire dal bosco; qui occhio ad individuare la traccia (attorno al km 16.3) che si stacca verso sinistra scendendo in un varco del muro a secco e che prenderemo abbandonando, quella principale che prosegue trasversale al versante. Questa un po' ripida, serpeggiante tra i cespugli, ora marcata, ora quasi invisibile a terra, andrà percorsa fino alla sella di località Le Prata; per facilitare l'individuazione della direzione si può prendere a riferimento il grosso traliccio che si erge sotto. Giunti presso i resti dell'antica località (dist ~16.6 Km – alt. ~800 m.), ignoriamo la sterrata che scende sulla sinistra per Pracchia (prosecuzione di Ae) per risalire invece verso i due tralicci elettrici (grande e piccolo) superando gli antichi resti di selciato; senza seguire la via più ampia che verso destra va a ridiscendere la valle, proseguiamo a salire la costa del monte Cerigiolo, ignorando alla biforcazione dopo pochi metri la prima traccia che si stacca verso sinistra entrando nella boscaglia, ma mantenendo quella che risale puntando verso la sommità (segnalo che entrambe le tracce sono marcate da tracce bianco-rosse). La salita sarà ripidissima anche se di soli 150 metri (conviene addolcirla zigzagando) e continuando a seguire le tracce ci porterà a tagliare verso sinistra tramite l'evidente sentiero che entra nella boscaglia, la porzione più in quota del Cerigiolo. E qui inizia la parte trekking.
Si alterneranno infatti con una certa frequenza tratti pedalabili (più o meno con un certo impegno) ad altri dove è impossibile l'avanzata, prevalentemente per grosse pietre al suolo. Su uno sperone roccioso che raggiungeremo in breve ci sarà però già una bella ricompensa per lo sforzo: una fantastica veduta su una porzione della val di Serra e i paesi sottostanti, nonchè spaziando verso nord oltre la valle fino anche al Subasio (FOTO).
Seguendo sempre l'evidente traccia di sentiero, tra l'altro sempre marcata dai segni bianco-rossi che contraddistinguono la sentieristica locale, aggireremo il versante nord del Cerigiolo fino a giungere appena sopra alla sella che lo separa da pizzo d'Aiano, dove intercettiamo un'altra traccia che scende dalla sommità del primo, puntando decisa verso la vicina sella, che raggiungiamo in breve, tornando per un breve tratto su fondo erboso (dist ~18.1 Km – alt. ~835 m.). Ignorando l'ometto che segnala un'altra via che va a scendere a destra verso Terni per val di Noce, risaliamo una brevissima ma ripida porzione del pendio antistante, mantenendo la direzione, finchè, sempre seguendo le tracce, questo va ad aggirare il versante nord su sentiero nella boscaglia che presto diverrà impraticabile per grosse rocce che ne costituiscono il fondo. Un chilometro di questo sentiero, che alterna tratti, volendo, pedalabili, ad altri decisamente impossibili in sella, ci porta di fronte ad un vecchio ovile in stato di abbandono che aggireremo verso destra (attualmente pare sia possibile attraversarlo), finchè dal lato opposto, dopo aver costeggiato una pozza d'acqua recintata, proseguiamo guidati dalle tracce fino a confluire sulla carrareccia che sale da Appecano (dove termina il percorso Ap), che seguiamo verso destra fino a valicare la sella erbosa dopo un centinaio di metri (dist ~19.7 Km – alt. ~900 m.).
Manteniamo la facile sterrata, percorrendo la quale potremo godere di un bel panorama su buona parte della conca ternana e la zona nord-ovest della città. Questa rientra nel bosco scendendo per un tratto, fino a compiere un gomito destrorso e risalire per qualche metro per poi subito dividersi; a voi la scelta (uno ad aggirare il Torricella sul versante in cui ci troviamo, a quote abbastanza livellate e uno quasi a scavalcarlo tramite il versante opposto, decisamente più duro). Iniziamo col descrivere l'alternativa opzionale: proseguendo in piano, il tracciato andrà assottigliandosi fino a divenire una traccia un po' sconnessa per qualche breve tratto che sale nei primi metri (non quanto abbiamo saggiato nei chilometri precedenti), portandoci anch'essa (seguendo tra l'altro le tracce bianco-rosse) alla Croce; personalmente questa è la via che trovo più piacevole e pedalabile (nonchè meno faticosa), condita da un divertente single track nel bosco.
A questa via ufficiale della sentieristica trekking, facilmente seguibile anche perchè ben tracciata, viene contrapposto il percorso di seguito descritto, indicato appunto per dare una via alternativa più in quota; optando per il ramo principale di sinistra ci si inerpica quasi alla sommità dell'oramai prossimo monte Torricella, via appena un po' più lunga e decisamente più faticosa, per non dire proibitiva, per la ripida salita dei successivi 300 metri, con la porzione finale un po' sassosa. Questa comunque ci darà la soddisfazione di tornare a quota 1000, dopo aver superato un fontanile e lasciato sulla destra la successiva recinzione, sfiorando la sommità del Torricella e di godere di una bella porzione panoramica in quota, nonchè anche di un laghetto montano che fa da degna cornice, che scorgeremo di fronte nel successivo tratto discensivo, quando più lontano vedremo anche la croce; al termine di un tratto più ripido in discesa, appena prima del laghetto avremo una biforcazione, dove manterremo la traccia principale di sinistra, a meno che non si voglia divagare verso il laghetto.
Manteniamo la sterrata che scendendo torna a farsi evidente dopo pochi metri, per poi successivamente farsi più ripida, mentre sul versante destro dell'altura dove si erge la croce, oramai poco sotto di noi, scorgiamo l'evidente sentiero che lo solca e che andremo a percorrere di lì a poco; in fondo pieghiamo infatti leggermente verso destra per inserirci sul sentiero tracciato che abbiamo lasciato in precedenza che seguito quindi verso sinistra ci condurrà in breve al cospetto dell'imponente manufatto (dist ~22.1 Km – alt. ~930 m.). Il panorama sarà notevole: sotto la città di Terni e in lontananza la catena di monti che la cingono verso sud per poi, proseguendo con lo sguardo verso sinistra, contemplare i monti di Stroncone, quelli della Valnerina e ancora più lontano altri a perdita d'occhio (FOTO).
Proseguiamo il sentiero sul versante opposto a quello di provenienza con una discesa non troppo complicata ma abbastanza scoscesa, fino a guadagnare la sottostante sella, dove in corrispondenza di un ometto, pieghiamo a destra e ci inseriamo sulla mulattiera che lì si origina e scende il sottostante valloncello, abbastanza rovinata nei primi metri, ma che poi si fa più agevole e divertente, con una traccia più esile incassata nel terreno. Superiamo scendendo alcuni abbeveratoi, dopo i quali una traccia da scartare (si tratta dell'inizio del percorso Ar) si stacca sulla sinistra; segue un divertente tratto ondulato nel bosco, mentre poi si alterneranno in rapida successione porzioni filanti ad altre più brevi sassose e anche un po' scalinate. Il tracciato nel suo percorso toccherà anche località le Troscette, un'ampia radura prativa che scorgeremo sulla sinistra, nella cui parte alta si erge anche una cappelletta (dist ~23.7 Km – alt. ~680 m.). Seguiamo il sentiero tracciato tenendo la destra e affiancando un fosso con un tratto divertente e mediamente tecnico che con repentine inversioni di direzione ci farà scendere fino al livello del letto del fosso, che attraverseremo. Poche altre centinaia di metri di "pace", finchè usciti dal bosco inizia il tratto roccioso, decisamente tormentato e ostico, con grossi sassi e alti scalini, praticamente improponibile in sella; questo sarà un chilometro abbondante anche se per qualche breve tratto si potrà anche risalire in sella. Unica nota sul percorso da seguire: all'unica biforcazione proseguire dritti anzichè seguire il sentiero di sinistra (sono entrambi tracciati con i segni bianco-rossi). L'ultima breve porzione di sentiero, scoscesa, ma su fondo buono, terminerà su una sterrata da seguire verso destra, che presto diverrà asfaltata e punta in ripida discesa sulla strada di Piedimonte, all'altezza della fontana della Mandola (dist ~26 Km – alt. ~305 m.),dove volendo potremo rifornirci d'acqua. Non resta ora che seguire l'intero sviluppo della strada di Piedimonte (verso destra), con i suoi sali-scendi, concludendo il percorso con la lunga discesa finale che si conclude sulla rotatoria di Largo delle Viole.

Nota: In blu sono segnalati i tratti alternativi e/o opzionali non descritti però dalla grafica (pianta e altimetria).



 

 

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