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Breve variante
che rappresenta un classico per i bikers locali, anche se
prevalentemente battuta in senso contrario a quello di seguito
descritto, visto che il tratto che sale verso Macerino è decisamente
e ovviamente più duro che farselo in discesa (che in ogni caso non è
una passeggiata).
Gran parte del suo sviluppo va a "copiare" i due rami di
fossi che unendosi, diverranno poi il torrente Maroggia, immissario
del lago di Firenzuola, con il primo
fosso che ha origine da Cima Forca, da farsi esclusivamente in
discesa, con tratti anche all'interno del letto (ciottoloso, ma non
complicato) ed un secondo che ha origine proprio nel punto di
congiunzione dei due, da farsi invece in salita, abbandonandolo nel
tratto di mulattiera più ripida, ma ritrovandolo proprio nel punto in
cui termina il percorso, al bivio di Macerino (lungo la strada
Portaria-Giuncano).
Particolarmente indicato nel periodo estivo, visto che la gola del
fosso è sempre abbastanza di refrigerio.
Riferimento per l'origine del tracciato
è a Cima Forca, precisamente nel punto in cui, lungo l'ampia sterrata
che da questa località scende direttamente verso Macerino, prima che
questa entri nel bosco, si stacca una sterrata minore verso sinistra,
tagliando il prato; in pratica sono nemmeno 100 metri dopo il valico o
se si preferisce il bivio per Canepine e Casteldelmonte [rif. Percorso A1
- Km. 19.2].
Presa la sterrata verso sinistra, la lasceremo dopo circa 50 metri,
per tagliare la sottile striscia di prato alla destra di questa, per
vedere ricomparire, dopo pochi metri, una debole traccia di strada da
seguire, che subito torna evidente e si sdoppia, per ricongiungersi pochi metri sotto
(il percorso attuale fa riferimento all'opzione di sinistra),
carrareccia che incanalandosi poi lungo l'impluvio, presenterà
prevalentemente in questo primo tratto, fondo erboso. Al km 0.650 ci
troveremo ad una biforcazione, con
il ramo di destra (che in pratica mantiene la direzione che abbiamo,
che prende a salire e ci riporterebbe con un breve tratto sulla via
principale che porta a Macerino (l'ampia sterrata lasciata
all'origine), mentre noi seguiremo il ramo che
piega verso sinistra, che compiendo una S prosegue sul fondo valle.
Ignorata una sterrata secondaria che subito dopo si stacca sulla
sinistra, proseguiremo senza problemi di orientamento, dal momento che
ci farà da guida il fosso che ci troveremo ora all'immediata nostra
sinistra ora con l'alveo (quasi perennemente in secca) che farà per
qualche breve segmento da tracciato, con tratti che quindi, pur in
generale non difficoltosi, richiedono un minimo di cautela, per solchi
che ne segnano il fondo e altri sassosi. Da segnalare al km 1.3 un
trivio, dove noi manterremo sempre quella più vicina al fosso, ovvero
quella di sinistra. Qui si potrà scorgere sulla destra una spianata
priva di vegetazione, chiusa su due lati da alti costoni che gli
amanti del trial sfruttano come "palestra" naturale di
allenamento; volendo
da qui, si può allungare di alcune decine di metri il percorso
compiendo un piccolo anello, prendendo il ramo più a destra del
trivio, attraversando la spianata e piegando alla fine di questa a
sinistra, tornarvi sfruttando il ramo mediano.
Il tracciato segue a scendere in compagnia del fosso con tratti sempre
abbastanza agevoli, tranne qualche metro con rocce affioranti, fino a
giungere nel punto in cui lasceremo l'ampia via principale che piega
verso sinistra, sdoppiandosi successivamente, per imboccare un breve single track che proseguendo
la direzione si riallaccerà a questa dopo 120 metri, dove il fondo
diverrà ora per un breve tratto in roccia e un po' scalinato
(2.1 Km - alt. ~525 m.); sull'altura boscosa che
si staglia in alto di fronte a noi potremo scorgere il campanile della
chiesa di Macerino.
Segnalo comunque che la via
principale appena precedentemente lasciata, riprende a salire in
direzione opposta a quella da noi intrapresa e permette di uscire, a
seconda delle opzioni scelte successivamente, su due diversi punti del
percorso Ad, all'altezza del primo
chilometro o nel tratto terminale della discesa da Le Cese; meglio
comunque prenderlo in considerazione in senso opposto.
Proseguendo attraverseremo un secondo fosso tramite un ponte,
supereremo un primo breve tratto di salita, uno successivo ancora più
breve pianeggiante, per poi prendere definitivamente a salire, con una
prima parte alla destra di un fosso incassato nella roccia. La salita
sarà molto difficile e impegnativa, ripida e con fondo irregolare,
roccioso e scalinato in alcuni tratti più ostici, soprattutto se
affrontato nei periodi "umidi", quando potremo trovarlo
ancora più viscido e dove quindi la presa della ruota posteriore ne
risulterà compromessa.
Mantenendo sempre il ramo principale del tracciato (c'è solo da
ignorare una secondaria sulla sinistra che va a servire un campo)
giungeremo dopo alcune centinaia di metri, con l'ultima porzione più
abbordabile, ad uscire sull'asfaltata che sale verso Macerino (2.9 Km - alt.
~615 m.), distante oramai poche centinaia di metri, verso destra,
mentre noi andremo a concludere il percorso prendendo qui verso
sinistra e al vicino successivo bivio a destra, per scendere fino alla
strada Portaria-Giuncano [rif. Percorso A1
- Km. 22.4].
Nota: In blu sono segnalati i
tratti alternativi e/o opzionali non descritti però
dalla grafica (pianta e altimetria).
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