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Quando qui in zona si parla di
freeride, si sottintendono in particolare le piste di Parco Batteria.
Il percorso attuale va infatti ad incastonare, inglobandola, una delle
entusiasmanti piste di questa specialità, realizzate con uno
stupendo lavoro da alcuni appassionati della zona. Il percorso ha
origine dalle porte della città di Terni e si snoda lungo la zona
collinare ad est di questa, tra Pentima e la Romita, per poi compiere
uno strano anello, utile a fruire di alcuni ottimi sentieri attorno al
monte Pennarossa. Poi il fantastico finale lungo la pista di freeride,
saltando naturalmente tutti gli ostacoli artificiali posti lungo il
tracciato a meno che non si vada attrezzati a dovere; tratto però
sconsigliato nei periodi "bagnati", perchè lo si può
trovare estremamente viscido.
Punto di riferimento per l'origine del percorso attuale è
rappresentato dal termine del tratto rettilineo di Viale Brin, che
conduce fuori città (verso la Valnerina) compiendo una semicurva
verso destra; qui si stacca sulla sinistra l'asfaltata da seguire, che
porta verso la zona collinare di Pentima.
Seguiamo la via asfaltata, che costeggiando il muro di cinta della sede
universitaria, prende a salire con media intensità, snodandosi lungo
le pendici del tratto collinare, caratterizzato da una serie di
tornanti (ne conteremo 8) che ci portano nel tratto culminate di
questa prima asperità; seguirà un tratto pressoché pianeggiante,
poi una discesa che termina con l'attraversamento di un'altra
asfaltata, dove riprendiamo a salire di fronte con la via, ancora
asfaltata, che si inerpica attraverso un uliveto. Nemmeno 100 metri
della nuova salita e in corrispondenza di un cartello di divieto di
accesso per strada privata, abbandoniamo l'asfaltata per seguire un
tratturo che sulla sinistra si inoltra tra gli ulivi, prendendo a
salire sempre più, con una breve porzione più ostica, costituita da
una rampa di poche decine di metri su fondo friabile non compattato.
Questa ci porta ad inserirci su una sterrata (dist.~2.2 Km – alt.~290
m.) da seguire verso sinistra, che subito si sdoppia; seguiamo il ramo
di destra. Si prosegue a salire, ma con pendenza meno severa
dell'ultima appena superata, pur su fondo ancora ciottoloso e
mantenendo la principale, superiamo in rapida successione due diversi tralicci
dell'alta tensione; terminata la salita segue un tratto con profilo
più variegato, finche poco dopo aver attraversato una piccola pineta
in leggera salita, scendiamo per confluire dopo 150 metri
sull'asfaltata della Romita. Seguiamo questa in salita, ma per soli
150 metri, quando, lasceremo l'asfaltata scartando sulla destra, dove
si origina una sterrata che sale parallela alla via precedente, che ci
farà superare un cancello metallico, poi con traccia minore nel bosco
in poche decine di metri va ad intercettare un viottolo che si
inerpica verso destra, da fare probabilmente per 10-20 metri con bici
a spinta.
Superata la ripida costa e usciti dalla sottile zona boschiva che la
caratterizza, seguiamo la traccia che corre a margine di una striscia
di bassa vegetazione, per poi immergersi in questa, con fondo sassoso
e qualche ramo che può dare un po' fastidio, ma ancora fattibile senza
troppe difficoltà (sperando la situazione non peggiori...), sentiero che ci porta a superare qualche metro più difficoltoso per una ripida
discesa resa complicata da una rapida S; manteniamo la traccia di
sentiero fino ad uscire a margine di un campo, dove si noterà sulla
destra la traccia che subito rientra tra la vegetazione, ma essendo
questa porzione particolarmente ostica e impervia (quasi occlusa dai
rami di traverso), la bypasseremo, aggirando sulla sinistra un
terrapieno appena a
sinistra di questa, portandoci su margine opposto di fronte a noi,
dove vedremo un varco tra la vegetazione con una traccia che subito si reinserisce nel sentiero che sale da destra. Proseguiamo nella
salita nel bosco, molto dura inizialmente, ma che andrà pian piano ad
addolcirsi, fino ad uscire dal bosco e, passando tra due cancelli ai
lati, continuare sulla strada cementata che ci porta ad inserirci
sull'asfaltata da seguire verso sinistra (dist.~4.2 Km – alt.~390
m.). Seguiamo l'asfaltata che ci farà salire ancora di quota, da
lasciare non appena questa spiana, prendendo l'ampia sterrata che si
origina a destra, contrassegnata dall'indicazione "Belvedere
Pennarossa". Manteniamo la facile sterrata che scende, per circa 1.7 km,
punto in cui la via si divide, con un ramo più ampio che scende sulla
destra, mentre una coppia di altre alterative si staccano sulla
sinistra; di questa, scartiamo quella più a sinistra che sale più
ripida, seguendo quella appena più sulla destra. Questa si lascia
risalire più agevolmente nel primo tratto, sgombra di sassi, che
invece segnerà una seconda parte, anche se una sottile traccia più
pulita, permette di proseguire la salita senza eccessivi affanni.
Rientrati nel bosco più fitto, al culmine del tratto di salita, giungeremo ad una sorta di rotatoria (dist.~7.3 Km –
alt.~435
m.) con più vie che da qui si staccano; qui c'è da scegliere: o
prendere subito la prima via che girando in senso antiorario si stacca
in ripida discesa sulla destra (l'imbocco della pista di freeride),
oppure, consigliato, saltare per ora questa via, prendendo invece la
mulattiera successiva, che ci porterà a compiere un anello che ci
farà doppiare località San Liberatore, godendo di un bel tratto
boschivo non difficile e un ulteriore porzione di ottima discesa dalla
cima del monte Pennarossa. Imboccata la mulattiera quindi la manteniamo
per tutto il suo sviluppo, confortati dalle tracce bianco-rosse con
cui è marcata (tracce un po' rade per la verità); c'è solo da
tenere la destra alla biforcazione dopo 200 metri e ignorare più
avanti una successiva e più difficile pista di freeride che scende
verso destra, finchè poco dopo si giunge in vista delle prime case di
San Liberatore. La via si allarga e diviene asfaltata e un centinaio
di metri dopo si immette in uno slargo della via che sale da
Collestatte, che seguiremo verso sinistra, quasi compiendo un gomito
di 180°, in leggera salita, risalendo quindi strada dell'Ontiera.
Questa presenterà pendenze anche consistenti, per poi addolcirsi,
compiere una S e terminare sulla radura che contraddistingue la
sommità del monte Pennarossa, al cui imbocco c'è una fontanella
d'acqua e più avanti caminetti per cucinare. Seguendo la traccia che attraversa
la radura, ci portiamo al culmine dell'area (dist.~9.5 Km – alt.~520
m.), scorgendo di fronte le indicazioni per un altro percorso freeride,
mentre noi piegheremo verso destra a 90° portandoci al margine del
bosco dove si originano due diverse mulattiere che penetrano al suo
interno, optando per quella più a destra.
Inizia il divertimento, con la traccia che si fa subito più stretta,
facilmente percorribile perchè pulita e divertentissima; subito la
via si sdoppia, manteniamo la sinistra, proseguendo a scendere
scorrevolissima. Occhio agli ostacoli artificiali, sempre però adeguatamente
segnalati da una doppia freccia: giallo si fa il salto, mentre il
verde segnala la mano da tenere per bypassarlo. Al km 9.8 incrociamo
un'altra traccia e 100 metri dopo una ulteriore si inserisce da
sinistra; proseguiamo a scendere con il sentiero che diviene
nell'ultima porzione un po' più tecnico perchè scalinato, finchè ci
ritroveremo alla "rotatoria" del km 7.3. Ora è arrivato il
momento di inserirci invece sulla discesa prima segnalata (scartando
quindi la prima di destra da cui siamo precedentemente arrivati), che
rappresenta il più divertente percorso freeride del comprensorio,
almeno per quanto riguarda le possibilità offerte da un mezzo
standard; poi è ovvio che altri mezzi più adeguati e altre capacità
farebbero apprezzare diversamente le varie possibilità offerte dai
diversi gradi di difficoltà delle altre piste di discesa presenti in
zona.
Non resta quindi che seguire l'andamento della pista, più scosceso e
difficile nei primissimi metri, con un primo salto bypassabile sulla
destra e una successiva porzione dove il percorso di sdoppia, con la
pista che segue la traccia di destra (via più impegnativa), mentre
quella di sinistra è un'alternativa che semplifica un po' il tratto
di ripida discesa. Successivamente non resta che seguire l'andamento
del fosso, nel cui letto è stato ricavato l'entusiasmante percorso
che ci troveremo a percorrere, da interpretare come meglio si crede;
fare o meno i salti (poco consigliabili senza un mezzo adeguato!),
"copiare" tutte le sinuosità proposte da chi ha modellato
la pista o semplificare il percorso prendendo una via più diretta:
l'importante e divertirsi e qui ce n'è veramente la possibilità.
Giunti nella parte bassa del tracciato si esce temporaneamente dal
fosso e poi anche dal bosco (dist.~11.0 Km – alt.~290
m.), trovandoci alle prese con altri ostacoli artificiali (occhio a
non arrivare in velocità su quello che può sembrare un dosso, ma che
in realtà ha in mezzo una piccola fossa che lo taglia in due, (bypassabile anche questo tenendo la sinistra), finchè, dopo aver
superato delle fantastiche paraboliche entriamo nuovamente nel letto
del fosso (da sinistra arriva un altro percorso freeride) seguendone
l'andamento in leggera discesa, il che ci porterà ad uscire
sull'asfaltata che dalla statale Valnerina sale verso Collestatte, nel
punto in cui questa compie un tornante. La seguiamo verso destra e
dopo 800 metri ci ritroviamo sulla statale SS209; a destra si torna
verso Terni, mentre a sinistra ci si inoltra lungo la Valnerina [rif.
Percorso C2 - Km. 4.2].
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