PERCORSO Cn
Variante al percorso C2
(Monte Petano - Polino - Cesapiana - Rosciano - Tripozzo)

LE "SVORDICCHIE"


Lunghezza: ~21.0 Km
Altitudine max: ~1260 m s.l.m.
(disl. tot. salite ~700m)
Tempo percorrenza indicativo:  ~2h
Difficoltà: Medio-difficile (indice 6)

GUARDA VIDEO


gps

DATA: Dicembre 2010 

Più che ad una variante al percorso C2, probabilmente va più visto come una frazione di percorso a se stante, dato che aggiungere al già impegnativo C2, anche questa appendice ne farebbe un qualcosa di eccessivo sia come chilometraggio che come dislivello, oltre i 2000 metri totali. Un quasi anello quindi che staccandosi da sotto le pendici del monte Petano, va a guadagnare, in maniera impegnativa, la cima di questo, a cui segue la parte più gustosa del percorso con un lungo single track di quasi 3km, abbastanza scorrevole per una prima metà e più tecnico e sinuoso nella seconda, quella delle "svordicchie" (capito l'origine del nome?) che ci porta a ridosso di Polino, giungendo a questo tramite sterrata. Velocissima discesa in parte su asfalto e parte su sterrato, per poi riprendere a salire da Rosciano parte della costa del monte Tripozzo, scendendo sulla frazione omonima e completando infine il tutto con uno scorrevole single-track finale nel bosco, che ci porta e intercettare la ripida sterrata che precipita verso Monterivoso.

Il percorso ha origine ai 1040 metri di altitudine, lungo la carrareccia che da Casali le Vaglie sale verso est fino a sfiorare i 1100 metri e poi scende disegnando una S, oltre la quale c'è il bivio che a destra prosegue a scendere verso Fonte Carpio, mentre noi prenderemo in considerazione la via di sinistra che subito s'impenna per le pendici nord del monte Petano [rif. Percorso C2 - Km. 35.8].
Durissima rampa con pendenza al 20%, che subito metterà alla prova le nostre capacità di scalatori, dandoci tregua, momentaneamente per un centinaio di metri, al raggiungimento del recinto per bestiame poco sopra, per poi riprendere a salire duramente, con una breve frazione di questa seconda rampa pure accidentata a complicare le cose. Al termine di questa raggiungeremo un'altura sulla quale dovremo lasciare la carrareccia che prosegue verso sud-ovest, oramai all'altezza del rifugio (sulla sinistra), per iniziare la scalata, verso destra, delle pendici nord della sommità del Petano, aggredendo la ripida costa prativa, guidati dal double-track che la segna, anche se difficilmente riusciremo a seguirla fedelmente; piuttosto saremo costretti ad adottare la tecnica della "stramabata", zigzagando liberamente lungo l'ascesa. Libera interpretazione della salita quindi con le anse che la addolciranno, allungando di conseguenza il percorso, con la traccia principale che pare scomparire quando questa va ad attraversare una sottile fascia di cespugli, oltre i quali più di una traccia pare segnare trasversalmente la costa; per rendere pedalabile quest'ultimo tratto seguiamo il taglio verso destra aggirando il versante del monte su cui ci troviamo, per portarci su quello ovest, decisamente più scalabile in sella, cercando di non perdere quota durante questa fase, senza una vera e propria traccia evidente da seguire, puntando poi, una volta raggiunto il crinale occidentale, direttamente alla cima, oramai vicina. Raggiunta la prima sommità, punteremo alla seconda, 150 metri più distante e un metro più elevata, che possiamo quindi considerare vera cima del Petano (dist.~1.9 Km – alt.~1262 m.). Appagata la vista con un bel panorama che spazia a 360° (FOTO) (FOTO) verso la conca ternana, i monti sabini e reatini, il sottostante paese di Polino (il comune più elevato dell'Umbria) il monte La Pelosa, la Cima del Carpellone, l'Aspra, il Coscerno, i monti Solenne e Fionchi, potremo riprendere il giro, con una discesa, che anche questa può essere di libera interpretazione; si può puntare verso nord in direzione del rifugio, oppure est, scendendo la porzione che declina più dolcemente del monte, con lo scopo di andare ad intercettare la carrareccia che poco più sotto abbraccia almeno la metà del monte. Il percorso preso in considerazione prevede la discesa lungo il bel crinale prativo in direzione est, adottando il monte La Pelosa come guida, andando a intercettare la carrareccia dopo circa 600 metri (a seconda di dove si sbuca, potrebbe rendersi necessario far scendere la bici a piedi sulla strada), seguendo poi questa verso destra, con la via che presto prende a salire un po', per poi ridiscendere, verso una pozza artificiale per la raccolta dell'acqua, appena prima della quale lasciamo la via che prosegue oltre questa, per tagliare più direttamente la costa verso sinistra. Giunti alla fine della breve discesa, anzichè compiere il gomito destrorso della via, proseguiremo appena oltre, cercando l'imbocco del sentiero che appena sulla sinistra di origina (dist.~ 3.2Km – alt.~1110 m.), per l'inizio del bel single-track nella boscaglia, in questa prima porzione, un po' accidentata e scalinato nei primi metri e con qualche porzione più tecnica, ma che sostanzialmente si può considerare agevole. Ci facciamo guidare da questa traccia univoca, superando una porzione che nel passato era un po' ingarbugliata, tra cespugli di ginestre che ne impedivano la percorribilità, quantomeno in sella (speriamo che la manutenzione perduri nel tempo; tutta questa porzione e la successiva sono ora facilmente percorribili grazie all'opera del CAI di Terni che l'ha ripulita a dovere nel corso del 2010) fino a confluire dopo una discesa nel bosco su un'altra traccia (dist.~3.9 Km – alt.~1040 m.), dove in pratica invertiremo la direzione, dovendola seguire verso destra. Ancora scorrevole, malgrado qualche sasso al suolo per un breve tratto, poi prende a scendere un po' disagevole, per una porzione che scende con fondo friabile, passando accanto ad un primo fontanile (visto sempre in secca) e subito appresso, dopo un gomito sinistrorso, un secondo che invece abitualmente eroga acqua (fonte la Conca). Dopo questo seguirà un tratto abbastanza facile e scorrevole ancora a scendere, che sarà poco sotto interrotto da una porzione fortemente sconnessa in concomitanza di una breve risalita, che presumibilmente sarà perciò da farsi a spinta, anche se solo per pochi metri; poi si potrà risalire in sella pur in un contesto ancora sconnesso. Ad una successiva biforcazione teniamo la sinistra che prosegue in leggera ascesa, ma che poco oltre ci presenta una impegnativa rampa, oltre la quale il sentiero spiana tornando agevole e sdoppiandosi nuovamente (dist.~5.0 Km – alt.~980 m.); qui seguiamo il ramo di destra che dopo pochi metri va ad intercettare un'altro sentiero ben marcato che preso verso destra ci fa invertire in pratica la direzione, dando inizio alla porzione più impegnativa del percorso, quella delle "svordicchie", un susseguirsi di continue svolte, anche accentuate, sempre in discesa, su fondo tecnico, spesso scalinato, roccioso, altre volte friabile, che ci porta a scendere la costa del monte, per oltre un chilometro, fino a sfociare sull'ampia carrareccia che presa verso sinistra, nel senso d'imbocco,  porta a Polino (dist.~6.2 Km – alt.~810 m.) (FOTO). Non resta che seguire la sterrata con fondo agevole, che risalirà al paese, di fronte a noi, poco più in alto, cosa che faremo in 700 metri, piegando nel finale verso destra a superare la zona adibita a parcheggio e sbucando, tra le case, sulla provinciale, che seguiremo verso destra, in discesa. Pochi metri e giungiamo alla piazza del paese, dove all'imbocco di questa invertiamo la rotta verso sinistra (sulla destra della piazza c'è invece la possibilità di rifornirsi d'acqua) come se dovessimo seguire ancora la provinciale, che però lasceremo dopo pochi metri a favore di una minore che si stacca sulla destra e scende ripidissima (una scorciatoia) che in meno di 700 metri torna sulla provinciale da seguire sempre in discesa, ovvero a destra. Bruciamo i quasi 2.5 km della veloce discesa su asfalto, superando località Palombare, lasciandola a favore della sterrata sulla sinistra per località Cesapiana, che dopo circa 500 metri intercetta una cementata, da seguire in discesa (dist.~10.6 Km – alt.~570 m.). Presto il fondo torna sterrato, scorrendo lungo la valle del fosso di Rosciano, parallelamente alla provinciale; la manteniamo nel suo sviluppo principale ignorando le diramazioni laterali, finchè questa piega a destra per ricollegarsi alla provinciale. Prima di questa piega scorgeremo di fronte, un sentiero che prosegue a scendere mantenendo la direzione che avevamo, prosecuzione del percorso attuale, salvo che si voglia completare la discesa andando sul sicuro (in questo caso seguire la sterrata che in pochi metri si innesta alla provinciale), dal momento che il sentiero in alcuni periodi può essere un po' "ingarbugliato" dal punto di vista della vegetazione; niente di troppo particolare (almeno fino ad ora) però qualche fronda e qualche ramo di rovi posso attraversare la sede del sentiero. Sentiero un po' sassoso, ma scorrevole, che in 250 metri va ad attraversare un'altra carrareccia, con ancora una seconda possibilità di seguirla verso destra per ritornare sulla provinciale e proseguire la discesa su questa; noi proseguiamo dritti, proseguendo ancora su sentiero, leggermente più a rischio del tratto precedente dal punto di vista della percorribilità (regolatevi su quanto avete saggiato finora) che con poche centinaia di metri si esaurisce su una carrareccia, questa ora da seguire, che presa verso destra si unisce alla provinciale, da proseguire in discesa. In poco più di un chilometro raggiungiamo la frazione di Rosciano, con la possibilità di rifornirsi alla piccola fontanella che si trova sul margine sinistro della strada, appena oltre la quale dovremo lasciare definitivamente la provinciale per seguire sulla destra la rampa (dist.~ 13.2Km – alt.~350 m.), che oltrepassato il piazzale destinato a parcheggio del locale parco avventura, diviene poi sterrata. Questa risalirà tornante dopo tornante (sono 6) tutta la costa coltivata ad ulivi; nel pieno di alcuni di questi tornanti si staccano delle vie da ignorare, come nel sesto e ultimo, via però degna di nota dato che questa permette di raggiungere in breve la sovrastante località Fonte Carpio con una salita comunque ripidissima. Oramai al limitare della porzione boscosa, la via spiana, penetrando poi nella boscaglia e concludendosi su una piccola radura; qui dovremo scorgere sulla destra un piccolo sentiero che penetra nel fitto della macchia tramite una brevissima ma ripida rampa, presto sconnessa per una breve porzione, che sale per pochi metri, scendendo poi fino all'origine di una nuova piccola carrareccia che prosegue semipianeggiante. Si esce dalla boscaglia, con la via che corre a margine di un giovane uliveto, prendendo poi a scendere; restiamo sempre sulla via principale, ignorando le secondarie che si diramano ai lati, via quasi interamente discendente, con una prima parte con un fondo un po' friabile, più compatto nella seconda. Verso la parte finale questa si sdoppia (dist.~17.9 Km – alt.~550 m.), ne manteniamo il ramo basso di sinistra, (bella vista verso il sottostante paese di Montefranco) per sfociare 200 metri dopo sull'asfaltata per Tripozzo, da seguire nel senso d'imbocco. Leggera salita che ci porta in poche centinaia di metri alla frazione, mantenendo l'asfaltata che risale tra le poche case, fino a giungere al cospetto della piccola chiesetta locale, dove la lasciamo, infilando la viuzza, che sulla sinistra di questa porta ad uscire dalla frazione, divenendo sterrata. Proseguendo su tratto semipianeggiante, tra i rinomati uliveti della zona, avremo un'ottima vista verso i monti Fionchi e Solenne, per poi rientrare nel bosco, ancora scorrevole e facile, finchè prenderà a salire in maniera abbastanza impegnativa, sia per la pendenza che per un fondo un po' irregolare. La rampa più severa si può delimitare a circa 200 metri, anche se seguirà a questa ancora altrettanta porzione di salita, al termine della quale vedremo una via secondaria che si collega da destra, segno che circa 40 metri dopo dovremo lasciare la carrareccia per imboccare sulla sinistra il sentiero che lì si origina (dist.~20.1 Km – alt.~630 m.). Bel single-track scorrevole e agevole, con la vegetazione che non è d'intralcio, che andrà ad inserirsi dopo 600 metri su una ripida carrareccia, che seguiremo nel tratto discensivo, per un primo tratto sconnesso per fondo ciottoloso non compattato, che poi migliorerà, andando ad allacciarsi sulla carrareccia principale che scende verso Monterivoso  [rif. Percorso C2 - Km. 42.2].

Nota: In blu sono segnalati i tratti alternativi e/o opzionali non descritti però dalla grafica (pianta e altimetria).



 

www.mbike.it