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Più che difficile, è più
appropriato definirlo molto impegnativo! Con oltre il 70% di vie
sterrate e solo due porzioni poco piacevoli sulla trafficata via
Flaminia, che si liquidano però in pochi minuti, questo anello
giacente per la gran parte nel comune di Spoleto, costituisce un
interessantissimo percorso per le due ruote, anche se c'è da mettere
in preventivo una discreta scarpinata sull'erta che ci porterà alla
quota massima e trattandosi di pendenze estreme, non superabili
pedalando, è riservato a chi ha ottime gambe e polmoni e non si
spaventa di spingere la bici al fianco pur di mettere questo percorso nel
"carniere". Il minimo della "pena", per chi ha gambe e
polmoni d'acciaio, si può circoscrivere in minimo 500-600 metri; per
gli altri oltre un chilometro...
Per non sorbirsi ulteriori chilometri sulla poco piacevole statale
Flaminia e per non incrementare ulteriormente il chilometraggio
ripiegando su vie sterrate adiacenti, si è fissato il punto di
origine/termine del percorso a Molinaccio di Spoleto, lungo la stessa
via Flaminia, in corrispondenza del bivio di accesso nord alla
suddetta località, esattamente al km 108 della via consolare.
Seguiamo la Flaminia in direzione nord, mantenendola per soli 700
metri, ovvero fino all'altezza del bivio per Valle San Martino, dove
seguiremo l'indicazione inerpicandoci sull'asfaltata che si origina
verso sinistra. Manteniamo questa per 1.7 km
(se non vogliamo
"complicazioni" la possiamo anche mantenere fino al raggiungimento
della frazione) dove la lasceremo a favore di una
mulattiera che si stacca verso sinistra in discesa, contraddistinta da
un cartello di strada privata, che in breve, con gli ultimi metri
sconnessi per sassi, ci porterà fino al fondo valle, dove ci
inseriremo su una carrareccia che risalirà la valle, costeggiando il
fosso affluente del Torrente Tescino, che più di una volta
attraverseremo, nel suo letto praticamente quasi perennemente in
secca. Mantenendo la via maestra arriveremo fin sotto la frazione di
Valle San Martino, con un bivio (dist. ~3.5 Km - alt. ~455 m.) che
preso verso destra ci farà invertire la direzione risalendo
all'altezza dell'abitato, ricongiungendoci dopo 450 metri alla strada
asfaltata, da seguire verso sinistra, verso il nucleo del piccolo
borgo, via che però manterremo per soli 100 metri
(proseguendo poco
più verso l'interno c'è una fontanella d'acqua), visto
che piegheremo a destra salendo su altra asfaltata seguendo le
indicazioni per la chiesa della Madonna della Rosa. Seguiamo
l'asfaltata che ci porta a superare il locale cimitero per poi
scendere appena per giungere alla chiesa citata; qui si prenderà la
strada sassosa che sale a destra della chiesa, mentre
quella che scende a sinistra riporterebbe in paese. Incontreremo
presto già un primo tratto abbastanza sconnesso e questo tipo
di fondo contraddistinguerà parte della metà iniziale su sterrata,
mentre molto più agevole sarà la seconda metà.
L'itinerario corretto si può seguire facilmente senza
sbagliare: in pratica basta mantenere la strada
principale, ignorando le varie stradine palesemente
secondarie che si staccano di tanto in tanto sulla
sinistra, a cominciare da quella che si incontrerà ben
presto al Km. 5.9 o la successiva dopo 500 metri ovvero al termine di
un tratto di discesa, che
scende ripida verso la
valle sempre a sinistra e che costituisce l'arrivo della stradina che si
dirama all'imbocco del paese, precedentemente descritta; come detto tirare dritto o se
preferite mantenere la destra. La direzione da seguire è
essenzialmente Nord-Ovest.
Successivamente il percorso sarà caratterizzato
principalmente da salite più o meno dure, soprattutto se abbinate a
fondi ciottolosi, caratteristica in comune
soprattutto nella prima metà del tratto sterrato e, più
raramente, da brevi tratti pianeggianti.
L'ultimo tratto avvicinandoci verso Montebibico è il
più piacevole e facile, nei castagneti che contraddistinguono
questa zona; come detto, anche in questo caso, ma mantenuta la via
principale, ignorando le varie diramazioni, che nella maggior parte
dei casi portano portano agli appezzamenti di castagneti privati,
così come non si dovrà prendere in considerazione la stradina che
scende da sinistra, che ci troveremo ad attraversare, proprio in
corrispondenza di dove si toccherà anche la quota massima per
questo tratto (~10.0 Km.). Poche centinaia di metri dopo si uscirà sulla
strada asfaltata (~10.6 Km - alt. ~770 m.), dove a sinistra si
andrebbe verso il paese di Montebibico, mentre noi seguiremo il ramo
di destra, da mantenere per circa 800 metri, quando invece di compiere
la successiva S dell'asfaltata, imboccheremo la carrareccia che si
stacca dritta davanti a noi, sul margine sinistro dell'asfaltata.
Manteniamo la via principale che sale, scartando dopo 600 metri la
minore che si stacca verso sinistra, godendo di una bella vista sul
piccolo borgo di San Renzano, per poi scollinare dopo altri 100 metri;
la traccia sarà sempre ottima, quasi sempre scorrevole, salvo qualche
breve porzione più accidentata per rocce affioranti, per gran parte
immersa nel castagneto. Il tratto discendente verso Valdarena sarà
invece su fondo un po' più irregolare, abbastanza segnato da alcuni
profondi solchi, finchè si tornerà su fondo ben livellato all'altezza
delle prime case isolate nel castagneto, per poi giungere in
prossimità della frazione, inserendoci sull'ottima sterrata che sale
dalla zona del sottosante valico della Somma (~14.0 Km - alt. ~670
m.). Seguiamo la sterrata verso destra, lasciandoci alle spalle il
piccolo borgo di Valdarena e dopo 700 metri usciamo sul tracciato
asfaltato della vecchia via Flamina, da seguire verso sinistra, ancora
a scendere, da lasciare però dopo altri 700 metri, a favore di una
sterrata che si origina a destra; in realtà qui ci troviamo in
presenza di tre diverse vie: una coppia che subito si divide, e qui
seguiamo quella di destra, che a sua volta si sdoppia ancora dopo
qualche metro, dove ancora manteniamo quella più a destra. Alla
successiva biforcazione manteniamo la sinistra proseguendo a salire;
in pratica questa carrareccia ci contente di attraversare la
trafficata Flaminia senza mettervi piede, oops... ruota, sopra, dato
che gli passeremo sotto. Di seguito passeremo sotto anche alla strada che
dalla Flaminia conduce ad Acquaiura, prossima nostra tappa; subito
dopo compiremo una piega a 180° verso sinistra, ignorando un'altra
sterrata che prosegue dritta, inserendoci sulla suddetta via asfaltata
per Acquaiura, da seguire verso destra (a pochi metri, sulla sinistra,
scorre la Flaminia) (~16.2 Km - alt. ~620 m.). Lasceremo l'ampia via
che prosegue per Ancaiano già dopo poco più di 100 metri, seguendo
sulla sinistra le indicazioni per Acquaiura, che ci farà quasi
invertire la rotta salendo sulla via, prima cementata poi asfaltata dalla fine del 2007.
Manteniamo l'ampia e facile via che sale verso il paesino, per quasi
un chilometro, quando, giunti in prossimità del paese, a destra si
staccano un paio di vie minori; seguiremo quella più a destra, che
sale (mentre su quella si sinistra prosegue il percorso
N4). Ha inizio la durissima salita lungo le pendici del monte Fionchi,
con una prima metà, fino a ridosso dei 1000 metri, decisamente dura in
qualche tratto, ma ancora umanamente possibile, al contrario della
seconda parte, che metterà a dura prova le nostre capacità di
resistenza fisica (e morale).
Salendo non si hanno possibilità di errore, seguendo la via maestra:
superata una sbarra, dopo poche centinaia di metri, si passa uno dei
tratti più ripidi (per ora), con la traccia che si fa sassosa in
qualche tratto, ma tutto sommato agevole, anche se resta il fatto
della notevole difficoltà dovuta all'estrema pendenza. Altro strappo
notevole al km 18.8, mentre subito di seguito respireremo un po'
attraversando una radura dove la via si sdoppia e seguiremo il ramo di
sinistra Ad una successiva radura, dopo 800 metri, la
principale, da seguire, piega a destra, impennandosi nuovamente,
a puntare decisa verso la sommità; sono comunque, questi, gli ultimi
metri pedalabili, finchè, entrati nel bosco e scartata una via che si
stacca pianeggiante verso sinistra, ci ritroveremo inevitabilmente
appiedati per il pendio estremo. Dopo alcune decine di metri,
scarteremo un'altra secondaria che si dirama verso sinistra, per poi
uscire temporaneamente, dopo 200 metri, dal bosco di acero, per
rientrarvi dopo alcune altre decine, superando una recinzione, che
solitamente in questo passaggio è interrotta. La via si sdoppia
temporaneamente, per riunirsi appena sopra, dove si esce
definitivamente dal bosco (~20.2 Km - alt. ~1110 m.), trovandoci ad
affrontare ora i crinali prativi della zona montana più elevata,
seguendo la traccia marcata sull'erba alta, anche se in primavera
inoltrata può esserci qualche problema in più, per via della crescita
rigogliosa e recente di questa, vuoi perchè rappresenta un ostacolo in
più che si aggiunge alla pendenza, vuoi perchè tende un po' a
celare la traccia da seguire, che altrimenti è segnata dai rari mezzi
che affrontano questo percorso, negli ultimi anni i quad. Qui i più
tenaci potranno affrontare questa parte in sella, anche se con una
certa difficoltà; dopo poche decine di metri di zona scoperta, la via
si sdoppia e qui non proseguiamo quella che continua a salire dura,
scartando quindi quella di sinistra. La pendenza tornerà a farsi
proibitiva oramai in prossimità della sella sud-ovest sottostante la
cima del Fionchi, che raggiungeremo con molta probabilità con bici a
spinta (~21 Km - alt. ~1250 m.);
sulla sinistra c'è a portata di mano la
cima del Fionchi, quasi 90 metri più in alto, da conquistare, volendo, solo a piedi,
un ottimo balcone naturale sulla Valnerina, anche se,
pure dalla selletta a cui siamo giunti, potremo godere di un ottimo
panorama, trovandoci di
fronte, oltre all'inconfondibile sagoma del monte Solenne, anche
un'ampia fetta dei monti della Valnerina.
Dopo un'irrinunciabile pausa ristoratrice (del fisico e dello
spirito) seguiamo il crinale della selletta, lasciandoci il Fionchi
alle spalle. Seguiamo la debole traccia che si sdoppia in vista della
successiva breve asperità, prima della successiva lunga discesa; qui
scartiamo la via di sinistra che sale più ripida, a favore di quella
parallela più a destra, più abbordabile e che rappresenta comunque il
naturale proseguimento del percorso. Dopo essere risaliti per pochi
metri, inizia la discesa, lungo una carrareccia abbastanza sassosa,
lasciandoci il monte Formicaro sulla destra e
giungendo fino al fondo della conca, sfilando a poche decine di metri
da un fontanile sulla
sinistra, fino ad incrociare una traccia più debole, ma più agevole,
che presa verso destra risale lievemente verso il bordo della piccola
conca, dove ci aspetta una lunga discesa, su fondo erboso, solo per i
primi metri, mentre poi diverrà sassoso, un po' complicato in qualche
porzione, dove all'elevata pendenza si abbina una certa friabilità. Ai
tratti più complicati si alterneranno brevi porzioni più facili, finchè, dopo un ultimo tratto più difficile, con l'attraversamento del
fosso Formicaro, termina la frazione più ostica (~23.3 Km - alt. ~880
m.). Passiamo accanto ad una vecchia costruzione, adibita a stalla,
proseguendo quindi a scendere su buona carrareccia. Manteneniamo
sempre la via principale che scende, scartando quindi una via che sale
verso destra, tra l'altro sbarrata, proseguendo a scendere, e
scorgendo vero il basso il fondo della Valnerina e a mezza costa la
via asfaltata che proveniente da Ancaiano, sulla quale ci inseriremo
poi. Giunti quasi al termine della discesa, attraverseremo la lingua
di macchia bruciata nell'estate 2007 e appena dopo si sdoppia;
l'antica via "ufficiale" di sinistra è ora sbarrata da una recinzione
e si è quindi costretti a seguire quella di destra, che prevedrà il
doppio attraversamento di una recinzione, tramite due cancelli, in
ingresso e in uscita di una via che scorre a margine di un terreno
coltivato. Superato il secondo cancello ci troveremo sulla strada che
dalla Valnerina (Ferentillo) porta verso la Somma, passando per
Ancaiano, inserendoci nel punto in cui questa si trasforma da
asfaltata in sterrata, sempre ampia, da seguire nel ramo sterrato,
quindi verso destra a salire, per l'ultima asperità della giornata.
Al termine della salita, quindi dopo averne percorsa 800 metri, dove
questa piega a destra con un rudere al suo interno (~26.1 Km - alt.
~715 m.), seguiremo la carrareccia che si stacca a sinistra,
infilandosi nel bosco, via che manteniamo per tutto il suo sviluppo,
interamente in discesa, con tratti filanti, che si alternano a più
brevi ciottolosi. La discesa si conclude nella frazione di Casigliano,
dove la via tornando asfaltata, sale leggermente per un breve tratto,
per poi, appena lasciate alle spalle le poche case, dividersi, con la
via asfaltata che lasceremo a favore della sterrata che si dirama
verso destra e che con 300 metri ci porta a superare loc. Palazzaccio,
tornando su asfalto. Manteniamo la via asfaltata che con due stretti
tornanti ci porta ad uscire nel pieno della frazione di Strettura,
ancora nel comune di Spoleto. Seguiamo verso sinistra la via, sempre
asfaltata, che attraversa l'abitato (sulla destra c'è una fontana dove
potersi rifornire di acqua), uscendo da questo e confluendo dopo un
po' sulla statale Flaminia, da proseguire nel senso di provenienza, in
leggera discesa. Superato dopo 1.6 km il bivio per Valle San Martino,
conosciuto all'andata, ci ritroveremo dopo 700 metri al punto di
partenza, a Molinaccio di Spoleto.
Nota: In blu sono segnalati i
tratti alternativi e/o opzionali non descritti però
dalla grafica (pianta e altimetria).
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