PERCORSO N5

SPOLETO-BORGIANO-CAPRARECCIA-TASSINARE-S.ANATOLIA DI NARCO-CASTEL S.FELICE-GROTTI-F.ca DI CERRO-VALLOCCHIA-CASTELMONTE-VALCIECA

SENZA LUCE


Lunghezza: ~44.3 Km
Altitudine max: ~970 m s.l.m.
(disl. tot. salite ~1630m)
Tempo percorrenza indicativo:  ~4h 10'
Difficoltà: Medio-difficile (indice 6)


gps

DATA: Luglio 2010 

Un bel giro fuori porta (se si prende Terni come riferimento), con base alle porte di Spoleto, che va a scavalcare la catena montuosa che cinge a ovest la Valnerina, con apice a monte Piano, per poi ridiscendere via Tassinare, sfruttando una porzione del vecchio tracciato della storica ferrovia Spoleto-Norcia, ma senza avventurarsi all'interno delle buie gallerie (FOTO), sfruttando piuttosto dei ripidi sentieri che tagliano il tortuoso tracciato ferroviario, fino a Santa Anatolia di Narco. Poi si va a riscavalcare la stessa catena montuosa, ma per altro tragitto, con salita fino a Forca di Cerro su asfalto, per poi riprendere vie sterrate che passando per la Vallocchia e apice a Castelmonte si conclude con una discesa estremamente divertente per la Valcieca, per concludere l'anello a Spoleto.

La partenza è data lungo la SP462 per Monteluco, risalendo questa per circa un chilometro, precisamente al primo tornante che compie, nel mezzo del quale si stacca sull'esterno la via di accesso al ponte delle Torri, via sterrata che rappresenterà la via di ritorno/chiusura del percorso. Seguiremo quindi ancora la provinciale a salire verso Monteluco per 300 metri, lasciandola a favore di una sterrata che sale sulla sinistra in senso contrario al nostro e che dopo pochi metri ripiega verso destra salendo ancora, cosa che noi non faremo perchè proseguiremo lungo il sentiero pianeggiante che qui si origina, che in pratica ci riporta verso il ponte delle Torri. 300 metri e questo si inserisce appunto sull'ampia via che sale dal ponte delle Torri, da seguire verso destra, su tratto abbastanza ripido e per di più con qualche gradino, comunque di pochi metri, dato che ripiegherà poi verso sinistra, dove a destra si dirama invece la via per Monteluco, da ignorare, divenendo un po' meno pendente. Il viottolo scende poi brevemente, proponendoci alcuni scalini, per proseguire ora da qui facile, pressochè pianeggiante, per un tratto relativamente lungo di tutto relax, usato dagli spoletini, per fare footing e esercizi ginnici approfittando delle postazioni allestite lungo il percorso (occhio quindi ad adeguare la velocità), perdipiù con bellissimi scorci verso la splendida cittadina di Spoleto e le sue perle di periferia, come il ponte delle Torri e la Rocca di Albornoz (FOTO)  tanto che la via verrà riproposta anche nel finale. Da segnalare solo che dopo 200 metri da sinistra sale un altra via proveniente sempre dalla zona del ponte delle Torri (la più difficile), mentre dopo ulteriori 600 metri ancora da sinistra si collega un altro sentiero, da ignorare, proseguendo sempre sulla principale; questa ci proporrà un bivio (dist. ~2.1 Km - alt. ~450 m.) che rappresenta la biforcazione tra il percorso di andata, quindi da seguire a sinistra, e quello di ritorno di destra. La via si amplia momentaneamente e prosegue passando un uliveto, sfociando poi su un piccolo appezzamento prativo, che va attraversato e subito oltre si arriva su una sterrata da seguire a destra, nel ramo che sale. Questa salirà fino ad inserirsi su un'asfaltata, da seguire verso destra, ancora in leggera ascesa, per poi piegare a sinistra ed inserirsi su un'altra asfaltata dove va mantenuta la direzione, ancora sud-est, per 300 metri, quando questa strada prende a salire più ripida, ma che lasceremo a favore di una sterrata che si stacca a sinistra, semipianeggiante. Dopo 700 metri si biforca, con il ramo di sinistra da ignorare, oltretutto chiuso da una sbarra, saliremo perciò su quello di destra che compie due stretti gomiti; il fondo è un po' roccioso ma si avanza agevolmente, reimmergendosi in un tratto boschivo. Ignorate le secondarie che si staccano ora a destra ora a sinistra, ci sarà un tratto discensivo con fondo un po' accidentato che si concluderà con un guado (quando scorre l'acqua) per poi riprendere a salire, con la via che più avanti si restringe sensibilmente; ignorata un'altra via che si stacca a destra la carrareccia prende a salire intensamente, con il fondo tra l'altro non compattato che non ci è d'aiuto. Superata quella che si può definire la porzione più faticosa del percorso, dopo uno stretto gomito sinistrorso la via si inserisce su un'altra carrareccia da seguire verso destra a scendere, che a sua volta, fatte poche decine di metri, si innesta su altra carrareccia da seguire ancora verso destra, ignorando subito di seguito la carrareccia che si stacca sulla destra a salire, con indicazione per il percorso della ferrovia, non facile da seguire, mantenendoci invece sull'asfaltata che da qui scende, disegnando poco dopo un'ampia S e procedendo in direzione della vecchia stazione della Caprareccia. Ignoriamo lungo il tragitto tutte le sterrate che si staccano ai lati, prendendo poi leggermente a salire, per inserirsi sulla SS395, proprio all'altezza del vecchio scalo, da seguire verso destra. ancora a salire (dist. ~8.0 Km - alt. ~580 m.). Restiamo sulla statale, che in passato raccoglieva tutto il traffico veicolare per chi doveva passare da questa zona alla Valnerina tramite il valico di Forca di Cerro, per soli 500 metri, quando sulla destra, oltre un cancello solitamente apribile, troveremo una piazzola da cui si diramano due sterrate; delle due seguiamo quella di destra, che prende a salire con pendenza abbastanza severa, ma non impossibile, anche per il fondo favorevole, continuando a salire costantemente per la via principale. Dopo 2.1 km incroceremo un'altra carrareccia, e appena di seguito si piega a sinistra andando ad attraversare un tratto prativo e un altro 300 metri più avanti, dopo il quale scartiamo una carrareccia secondaria che si stacca a destra, con la via da percorrere momentaneamente poco evidente sul manto erboso, ma comunque distinguibile senza troppa difficoltà. Appena oltre si scollina, con ottima vista verso il Coscerno, iniziando una prima discesa con una iniziale porzione buona, a cui ne segue un'altra più pendente e con fondo sdrucciolevole e un finale accidentato un po' più complicato, per poi riprendere brevemente a salire per superare una successiva altura. Oltre questa segue una discesa più lunga, sempre abbastanza pendente, ma un po' meno difficoltosa della prima per il fondo più favorevole, perchè più compatto e con andamento un po' sinuoso nel bosco; un finale leggermente scalinato ci porta a superare una sbarra, bypassabile sulla destra, per terminare un centinaio di metri dopo sulla facile sterrata che collega Forca di cerro a Montegiano, da seguire verso sinistra (dist. ~12.3 Km - alt. ~720 m.). Risalita leggermente la via diviene asfaltata, proprio nel punto in cui la lasceremo (da lì poi torneremo) per scendere sul ramo di destra, sempre asfaltato, che ci porta velocemente, dopo una brusca piega destrorsa, verso la piccola frazione di Tassinare, sbucando sulla piazzetta di questa, all'imbocco della quale troveremo una fontanella sulla sinistra e la via da seguire sul lato destro, ancora asfaltata per pochi metri, ma che lascerà presto il posto ad un fondo sterrato friabile. Dopo poche centinaia di metri la via s'inserirà sul tracciato della vecchia ferrovia Spoleto-Norcia, che seguiremo invertendo la direzione; comunque se volessimo potremmo raggiungere l'altura spaccata che ci troviamo di fronte (FOTO) e appena oltre questa vedere poco lontano l'imbocco della lunga galleria della Caprareccia, la più lunga della serie, che riporta nel territorio spoletino. Non resta ora che seguire il percorso della ferrovia dismessa, con fondo accettabile, salvo qualche porzione meno scorrevole, caratterizzata dal classico fondo ciottoloso su cui giacciono i binari, che qui naturalmente sono stati interamente rimossi, scendendo in costante leggera pendenza; supereremo uno dei vari tornanti che si alternano lungo il tracciato e poco oltre si compie una curva a lunga raggio verso destra, che annuncia l'approssimarsi della prima e unica galleria che dovremo attraversare, molto breve, tant'è che è l'unica che si può superare, seppur in penombra, senza l'ausilio di luce artificiale, sfruttando l'illuminazione naturale che filtra dalle bocche di questa. Appena di seguito si supera un altro viadotto, al termine del quale lasciamo il tracciato ferroviario, a favore del single track che si stacca scendendo sulla destra, andando ad intersecare l'impluvio e passando sotto al viadotto appena superato, con fondo accidentato per passaggi tecnici su rocce e anche sassoso; anche la vegetazione in alcuni periodi dell'anno può essere un po' invasiva e rappresentare un ostacolo, comunque superabile. Superato un bivio, dove teniamo il ramo di destra discensivo, segue un tratto che ci presenterà continue svolte a stretto raggio, poi, superato di nuovo l'impluvio e risaliti qualche metro, il sentiero si farà più scorrevole, scorrendo a fianco del percorso ferroviario, che nel frattempo ha superato un'altra lunga galleria, e scendendo su questo, che va in pratica solo attraversato, per riprendere sul lato opposto il sentiero che subito penetra nel bosco riprendendo a scendere. Questo ora è filante e divertente, se non fosse per alcuni alberi abbattuti che di tanto in tanto interromperanno la nostra corsa (si spera che col tempo vengano rimossi) e ci porterà ad attraversare nuovamente il tracciato ferroviario (dist. ~16.4 Km - alt. ~435 m.), ancora da oltrepassare per riprendere il sentiero che prosegue oltre, compiendo poco sotto un brusco gomito sinistrorso e dividendosi appena dopo, dove manterremo la direzione, con pendenza ora più rilevante. Ultimo tratto di 200 metri poi si piega a destra uscendo dal bosco e andando ad attraversare un piccolo terreno coltivato, che costeggiamo sulla sinistra, seguendo sempre la traccia che in poche decine di metri sfocia su una carrareccia che presa verso destra, sale leggermente per tornare a ricalcare il percorso ferroviario, oramai a fondo valle e con le gallerie esaurite. Dopo alcune centinaia di metri, dove la via si sdoppia, manterremo la traccia di sinistra, alberata, che dopo 200 metri attraversa l'asfaltata per San Martino e prosegue oltre, con una porzione caratterizzata dal fondo ciottoloso ferroviario, via che va assottigliandosi, proseguendo nella medesima direzione, che ci porterà a passare a margine dell'aia di una casa, oltre cui, seguendo sempre l'esile traccia, scenderemo su un piazzale sterrato, oltre il quale c'è la statale Valnerina, che dovremo raggiungere e superare, prendendo l'asfaltata che sale verso il nucleo alto di Santa Anatolia di Narco, con indicazioni Caso e Gavelli. Prima che questa prenda a salire, scavalcato il Nera, la lasceremo a favore della sterrata che si stacca sulla sinistra, con un bel fontanile d'acqua dove potremo rifornirci, via che ora corre semipianeggiante parallela al corso del Nera, tornando asfaltata dopo alcune centinaia di metri; restiamo su questa che compirà una leggera piega a sinistra (sulla destra si staccano alcuni percorsi trekking che salgono verso Vallo di Nera), scavalcando nuovamente il fiume Nera e costeggiando un piazzale che ci lasceremo sulla destra, continuando sull'asfaltata che sale leggermente aggirando Castel San felice, per tornare ad attraversare la statale Valnerina, oltre la quale imbocchiamo l'asfaltata di fronte con indicazione Castel San Felice (SP 469) che prende a salire verso il valico di Forca di Cerro. Salita costante, per circa un chilometro e mezzo, quando lasceremo la via (automobilistica) classica, per seguire un'alternativa un po' più tranquilla, salendo per l'asfaltata di sinistra, sebbene, con l'apertura del lungo tunnel di Eggi, che assorbe in pratica tutto il traffico tra la zona di Spoleto/Foligno e la Valnerina, sia sostanzialmente scarica di traffico; questa alternativa salirà con pendenza appena maggiore, completamente asfaltata e praticamente univoca, ignorando qualsiasi sterrata si dirama da essa, ci porta, con una rampa finale un po' più ripida, ad inserirsi sulla via principale per Forca di Cerro (dist. ~22.9 Km - alt. ~570 m.), da proseguire verso sinistra, in un tratto momentaneo di falso piano. Superiamo la frazione di Grotti, riprendendo nel frattempo a salire costantemente, con la via che si fa molto panoramica verso verso valle e verso la dorsale opposta, in primis i monti Coscerno e Civitella (FOTO) ; lasciamo la statale (395) oramai prossimi al valico di Forca di Cerro, seguendo l'ampia sterrata che si stacca sulla sinistra con indicazione Tassinare. Via pressochè univoca, nel bosco, essenzialmente discensiva, anche se non mancano brevi e facili rampe, quasi interamente sterrata, che ci riporterà dopo pochi chilometri nuovamente al bivio per Tassinare (al termine di un brevissimo tratto asfaltato) che stavolta lasceremo sfilare sulla sinistra, proseguendo a scendere e superando anche la sterrata di destra dalla quale eravamo scesi, proseguendo oltre, con una discesa che, compiuto un accentuato gomito sinistrorso con abbeveratoi, ci porta al superamento di un più severo tratto di salita, superato il quale la via scende verso Montegiano, spettacolare balcone naturale verso la Valnerina, che potrete raggiungere in brevissimo tempo, anche se non è previsto dal percorso attuale; scendendo infatti la strada sarà sbarrata da un cancello metallico, con un passaggio pedonale sulla sinistra, oltre il quale restiamo sulla carrareccia per altri 250 metri, (Montegiano e il suo panorama sta 200 metri oltre...) lasciandola poi a favore della carrareccia che sale sulla destra (dist. ~30.1 Km - alt. ~705 m.), subito chiusa da una sbarra, aggirabile dal passaggio sulla destra. Salendo la via si inoltra nella macchia, con uno sbarramento in filo spinato per gli animali dopo 200 metri, via che costantemente in salita ci porta dopo quasi un chilometro, al cospetto di un'ampia recinzione che cinge un grosso appezzamento di terreno; qui si può proseguire seguendo il sentiero di destra che attraversa il bosco, correndo parallelo alla recinzione, ad una decina di metri da questa, dove si passa abbastanza bene, salvo qualche fronda un po' più invasiva. Dopo circa 300 metri la traccia si sdoppia e qui si può scegliere se proseguire nel ramo di sinistra che prosegue poi a ridosso della recinzione (la vegetazione può occludere un po' il passaggio nella parte finale), oppure continuare su quello di destra che si inerpica per qualche metro, per poi spianare, ripiegando in seguito verso sinistra, oramai oltre la zona recintata. Continuiamo sulla traccia, in direzione sud, che ora scende filante nel fitto del bosco, corsa che potrebbe essere interrotta da un cancello in filo spinato da oltrepassare, continuando poi a scendere (da segnalare che nella primavera 2010, la zona è interessata da disboscamento e le tracce esistenti ne sono uscite un po' scombinate); va mantenuta comunque la direzione sud, con il sentiero che ad un certo punto andrà a confluire su una carrareccia da seguire proseguendo a scendere (dist. ~32.1 Km - alt. ~800 m.). Questa dopo nemmeno 200 metri piega a sinistra, mentre poche decine di metri dopo ignoriamo una prima via secondaria che si stacca a destra, supereremo un lieve e breve tratto ascendente attraversando un castagneto, finchè, dove la via scarta sulla sinistra salendo, noi seguiremo un'altra carrareccia che si stacca sulla destra, scendendo, con pendenza più decisa dopo poche centinaia di metri, superando degli abbeveratoi e compiendo un netto gomito destrorso, dove ignoriamo un sentiero che si stacca a sinistra. Manteniamo la via principale che continua a scendere decisa, dividendosi poco più sotto, dove opteremo per il ramo di destra che prende a salire e 150 metri più avanti vede inserirsi da destra un tratturo, piegando poi a sinistra e salendo più severa. Al termine della salita troveremo la via sbarrata da un cancello in legno, oltre il quale la strada si divide, oramai in località Pieve di Vallocchia; optiamo per il ramo di sinistra, che scende per una breve porzione, riprendendo poi a salire, mentre aggiriamo la piccola frazione e inserendosi su altra sterrata che seguiremo nel tratto che sale. Poche decine di metri oltre, da destra si inserisce un'altra carrareccia; noi proseguiamo a salire costantemente fino al suo termine, che avverrà con l'inserimento sull'asfaltata per il borgo della Vallocchia, che seguiremo verso sinistra, costeggiando e lasciandoci poi alle spalle la cava. Durante l'avvicinamento al piccolo borgo avremo anche un breve tratto di discesa, che ci sarà utile per riprendere fiato prima dell'intenso impegno che seguirà per guadagnare il valico dei Castelmonte. L'asfaltata penetra tra le case, assottigliandosi e serpeggiando tra le graziose costruzioni ristrutturate, tornando con fondo sterrato al superamento dell'abitato e prendendo a salire severa. Salita dura, anche per i chilometri che oramai si sono accumulati, con alcune rampe più intense, che ci portano al raggiungimento della fonte dell'Acqua del Favo, che ci offrirà un buon motivo per fermarci a bere e riprendere fiato (dist. ~35.9 Km - alt. ~910 m.); riprendiamo a salire, ignorando subito la via che si stacca sulla sinistra, per Raischio, con ancora un centinaio di metri duri, poi si potrà dire che il peggio è alle spalle, dato che l'ascesa si addolcirà, fino a cessare, momentaneamente poco oltre, scendendo per un breve tratto e risalendo un po' poco dopo, lambendo una pineta, per superare il valico di Castemonte, quota massima per questo percorso. Scendendo potremo vedere il monte Fionchi stagliarsi di fronte a noi, mentre sulla sinistra lasciamo sfilare una traccia minore che rappresenta un'interessante alternativa per raggiungere il paese abbandonato di Sensati. Giunti al termine della discesa, nel punto in cui la carrareccia risale, la lasciamo a favore di una traccia che sale sulla selletta di destra,  punto che rappresenta la testa di valle della Valcieca; qui avremo due possibilità, entrambe su single-track, che comunque si riuniranno nella parte finale: seguire la via classica, di destra,  tabellata, direttamente per la Valcieca, con il primo tratto che scende lungo l'orografica destra, con brevi porzioni di sentiero un po' scoscese, oppure la traccia di sinistra per la Forca delle Porelle, meno diretta, ma appunto che ci permetterà di godere più lungamente dei bei sentieri che la zona offre, sennonché ci sarà da mettere però in conto anche una breve porzione un po' impervia per la vegetazione (quindi decidete voi...). Seguiamo quindi la traccia che va a portarsi sull'orografica sinistra della valle, scendendo brevemente e proseguendo poi sostanzialmente pianeggiante, contraddistinta da cartelli indicanti la "via di Roma"; il fondo è discreto, pur con una certa friabilità in questa prima porzione, che comunque si può considerare facile data la poca pendenza. Superato un breve tratto mediamente tecnico, la via segue poi bella filante nel bosco, con un'unica abbordabile rampa, proseguendo scorrevolissimo verso la Forca delle Porelle, che però non raggiungeremo, perchè 500 metri prima di questa località e dell'asfaltata che sale da Monteluco verso Patrico, ripiegheremo invertendo la direzione, verso destra, a favore del nuovo sentiero che lì si origina (dist. ~38.6 Km - alt. ~880 m.). Ora si scende con più decisione e anche con qualche ostacolo in più, costituito da eventuali fronde di alberi o cespugli che si protendono verso la sede del percorso, comunque non troppo fastidiose; rari passaggi mediamente tecnici gli danno un po' di pepe, finchè dopo 600 metri dal suo inizio, si va ad intercettare un altro sentiero dove invertiamo nuovamente la direzione, riprendendo a scendere verso lo sbocco di valle. Questa è la porzione di sentiero che vedrà la vegetazione farsi più oppressiva e che in alcuni periodi dell'anno, può richiedere necessario scendere dalla bici per avanzare con sicurezza. La zona interessata è comunque limitata, e superata questa si potrà riprendere a correre, tanto più che la sede da percorrere si fa più ampia. Sbuchiamo su un'ottima carrareccia da seguire verso destra a scendere, ignorando subito appresso un'altra via secondaria che si stacca sempre sulla destra; si scende per un po' con pendenza consistente, lasciando sfilare una piccola radura sulla sinistra, continuando a scendere, intercettando poco sotto la via alternativa di cui si era parlato precedentemente, da seguire verso sinistra e che ora perciò procede univoca, in compagnia, sulla destra, del fosso della Valcieca (dist. ~40.4 Km - alt. ~670 m.). Scartiamo dopo 200 metri una minore che si stacca a destra, proseguendo sempre a scendere, con la via che si restringe temporaneamente a mo' di mulattiera, ignorando al km 42 un sentiero proveniente da sinistra, mentre altre tracce, che ignoriamo, si staccano a destra appena dopo; rari sono i passaggi tecnici e il fondo è quasi sempre scorrevole, salvo porzioni sassose verso il finale. La discesa si concluderà con l'inserimento sulla via pianeggiante che abbiamo fatto all'andata, da seguire ora verso sinistra a ritroso. Lungo questa scartiamo naturalmente la mulattiera di destra dopo poco più di 500 metri, così come scartiamo dopo altri 600 metri la via che scende sempre sulla destra, che però può rappresentare una buona alternativa per raggiungere la zona del Ponte delel Torri, nostra destinazione finale. Torniamo ad inserirci sulla via che scende da Monteluco, girando a destra e facendo ora a scendere i facili bassi gradini e appena sotto, ora, anzichè seguire il sentiero di sinistra, fatto all'andata, proseguiamo a scendere lungo la scalinata che ci porta fin nei pressi dell'imbocco del ponte, dove proseguiremo verso sinistra, coprendo i pochi metri che ci separano dal tornante della provinciale per Monteluco, nostro punto di partenza e ora di arrivo.

Nota: In blu sono segnalati i tratti alternativi e/o opzionali non descritti però dalla grafica (pianta e altimetria).



 

 
Il profilo altimetrico scaturisce da un rilevamento con GPS, pertanto si discosta leggermente dalla reale progressione chilometrica 

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