PERCORSO T4

SCHEGGINO-S.ANATOLIA-CASTEL S.FELICE-VALLO DI NERA-MUCCIAFORA-M.te COSCERNO-GAVELLI-PIANO DELLE MELETTE-CASO-VAL CASANA

UN ANNO SI E UNO NO


Lunghezza: ~39.4 Km
Altitudine max: ~1685 m s.l.m.
(disl. tot. salite ~1670m)
Tempo percorrenza indicativo:  ~4h
Difficoltà: Difficile (indice 7)

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DATA: Giugno 2011 

Il monte Coscerno, tappa principale che caratterizza il tour attuale, rappresenta la cima più elevata del massiccio Coscerno-Aspra, sfiorando i 1700 metri di altezza e in ogni caso tra le vette più alte dell'area. Un anello con base a Scheggino, interamente giacente nel sud della provincia di Perugia, discretamente faticoso nel suo complesso, ma che rappresenta il modo più accessibile e "facile" per conquistare la cima, partendo dal fondo della Valnerina. Dopo pochi chilometri a ridosso del Nera, si sale per Vallo di Nera, fino alle porte di Mucciafora, per poi affrontare le ripide pendici del versante nord del monte, con un'ultima porzione estrema, che, se fatta diretta verso la vetta, prevedrà inevitabilmente un finale a spinta. Bellissimo il panorama in quota e la flora nel periodo di fine primavera, con fiori non comuni sui prati, come tulipano australe, giglio rosso e bellissime orchidee selvatiche. Seguito tutti il crinale verso sud-est, si scende sfruttando parte dell'antico sentiero della transumanza, passando per Gavelli ed imboccando un divertente single-track, più tecnico nella seconda parte, che ci farà scendere nella Val Casana, con facile sterrata che passando sotto Caso, ci riporta a Scheggino.

Base per il tour attuale il paese di Scheggino, nella provincia di Perugia, che sorge lungo il corso del fiume Nera, con facile possibilità di parcheggio auto tra il corso d'acqua e la statale Valnerina.
Si parte risalendo la via che costeggia il fiume sull'orografica sinistra, all'altezza del ponticello che lo scavalca ed in corrispondenza della via di Porta Valcasana, che rappresenterà poi la via di chiusura dell'anello; dopo nemmeno 200 metri superiamo, lasciandocelo sulla sinistra, un altro ponte che scavalca il Nera. Dopo altri 350 metri l'asfaltata compie un gomito destrorso e noi la lasciamo proseguendo dritti sulla carrareccia che lì si stacca, mantenendo la direzione nord, ancora pianeggiante, ma che presto prenderà a salire. Tralasciata una secondaria sulla sinistra, così come faremo poche decine di metri oltre, scartandone una sulla destra, la via s'incunea tra basse pareti rocciose, assottigliandosi a mulattiera e poi a sentiero, spianando momentaneamente, per poi risalire. Più avanti la via torna ad ampliarsi, proseguendo a salire, confluendo su un'altra sterrata che manterremo nella medesima direzione, con ascesa più contenuta, che dopo alcune centinaia di metri va a costeggiare alcune case, per poi terminare su asfaltata di cui seguiamo il ramo di destra pianeggiante che dopo 200 metri circa piega a sinistra, punto dove invece noi manterremo la direzione su una bretellina sterrata prima e selciata poi, che in pochi metri confluisce su altra asfaltata da prendere verso sinistra, ma solo per pochi metri, dal momento che poi imboccheremo sulla destra un'altra via (dist. ~2.5 Km - alt. ~330 m.) che passa di fronte alla chiesa di S. Maria delle Grazie. Qui seguiamo l'asfaltata che scende, andando ad intersecare la provinciale e, mantenendo la direzione, divenendo poi una sottile sterrata, che dopo aver fatto una brusca piega verso destra, torna a farci attraversare la provinciale, oramai a fondo valle, dove seguiamo ora la sterrata che lì si origina, passando subito accanto ad una fontana e proseguendo in direzione nord-est. Questa scende lievemente, per poi risalire un po', con una seconda porzione asfaltata; ne manteniamo sempre lo sviluppo principale, che con una piega verso sinistra, ci porterà a scavalcare il Nera (in corrispondenza della piega sinistrorsa si originano alcuni sentieri tabellati, uno dei quali conduce a Vallo di Nera, nostra prossima tappa, che si può prendere perciò in considerazione come alternativa alla via di seguito descritta, alternativa però estremamente dura, vista anche la severità del giro nel suo complesso). Una volta oltrepassato il fiume la via ci porta poi a passare a margine di un piazzale/parcheggio, che ci lasciamo sulla destra, seguendo l'asfaltata che sale aggirando il paese di Castel S. Felice e ci porta in breve a ridosso della statale Valnerina, dove seguiremo la sterrata, recentemente imbrecciata a risistemata, che verso destra corre a margine dell'asfaltata, tenendoci separati dal traffico che scorre su questa. La via è ora univoca per oltre 2.5 km, ovvero fino al bivio per Vallo di Nera e Mucciafora, che troveremo sulla destra e che seguiremo, tornando su asfalto, via che appena superato il Nera prenderà a salire di quota. Restiamo sull'asfaltata per 1.3 km, fin quasi all'imbocco del paese di Vallo di Nera, caratteristico paesino, che conserva intatta la sua struttura urbanistica medievale, con stretti vicoli sormontati da archi, quando in corrispondenza di un tornante sinistrorso, la lasceremo a favore di una sterrata che si origina sulla destra salendo anch'essa. Dopo circa 150 metri questa si sdoppia: da destra arriva l'alternativa prima segnalata proveniente da Castel S. Felice, mentre noi seguiamo il ramo di sinistra, contraddistinto dai segnavia trekking, via che dopo pochi metri si biforca ancora e ancora seguiremo la sinistra. Superiamo una chiesetta sulla destra e poco più sopra il fondo diviene prima asfaltato e poi selciato, con la pendenza che aumenta, via che va ad inserirsi, oramai a Vallo di Nera, su un'altra selciata pianeggiante, che dritta porta all'interno del paese, mentre noi ne seguiamo la direzione opposta, che dopo essere passata accanto alla chiesa di S. Rocco sfocia su un piazzale dove sulla sinistra troveremo un fontanile per fare eventualmente rifornimento d'acqua. Proseguiamo oltre, abbandonando il ramo che poi prende a salire (che comunque dovrebbe proseguire parallelo all'asfaltata che andremo a fare, ma non l'ho verificato), per scendere sulla bretellina di sinistra, ancora selciata, che porta sull'asfaltata principale, che presa verso destra esce dal paese portandoci in quota. Dopo alcune centinaia di metri ignoriamo una via che si stacca a sinistra per il cimitero, compiendo invece il tornante destrorso e proseguendo a salire, mentre poco dopo da destra vedremo ricollegarsi quella che dovrebbe essere la via che arriva più diretta dal paese appena lasciato, prima segnalata. Ancora un tratto di alcune centinaia di metri su asfalto e, giunti su una piccola costruzione diroccata, la via si divide; noi seguiamo quello di sinistra, con fondo ora sterrato (dist. ~10.3 Km - alt. ~540 m.). La via è ora pressoché univoca per i successivi chilometri, caratterizzati dai continui cambi di direzione dei vari tornanti, con pendenza abbastanza costante e mediamente impegnativa nella prima parte e un po' più facile una volta superata quota 1100 metri; da segnalare in questa porzione una sterrata minore a destra che va scartata al km 12.5 (che permette di risalire in maniera più intensa lungo la costa dei monti Bacugno e Beregni) e un'altra verso sinistra 2.6 km dopo, sempre da scartare. In mezzo a queste, su un ampio tornante sinistrorso della sterrata, fonte del Fosso, dove ci si potrà rifornire d'acqua (dist. ~13.5 Km - alt. ~830 m.). Attorno al km 17 la pendenza si addolcisce, di fronte a noi si vede la nostra meta, la cima del Coscerno (FOTO); qui stiamo su un tratto prativo, disseminato di cespugli e una pineta sulla destra. Ignoriamo qui una secondaria che va verso sinistra, che permette un'appendice più ampia verso loc. Tagliasacco, tornando poi sul percorso principale nei pressi di Mucciafora. Poco oltre si scollina, iniziando a scendere verso Mucciafora; lungo la discesa compriamo una S e 400 metri dopo, oramai quasi alle porte della frazione, con la via che riprende a salire verso questa, ignorata una prima carrareccia verso destra che porta ad un terreno privato, prendiamo la successiva pochi metri dopo sempre a destra, contrassegnata da una croce in legno, proprio in corrispondenza del ricongiungimento dell'appendice precedentemente segnalata, da sinistra. Salita subito abbastanza dura, con via univoca per un km e mezzo, quando scarteremo una secondaria che si origina verso sinistra, proseguiamo a salire compiendo una doppia piega sempre a salire in maniera abbastanza intensa, attraversa poi un tratto boschivo, che ci offre un po' d'ombra nelle giornate assolate. Ad un successivo bivio (dist. ~22.6 Km - alt. ~1370 m.) seguiamo il ramo di sinistra che poi quasi spiana per un breve tratto, in cui si può riprendere fiato, prima di affrontare la porzione più dura di salita che ci porta in vetta al Monte Coscerno, salita che avrà inizio ad una ulteriore biforcazione dopo 700 metri, in cui scartata la traccia di sinistra, seguiamo quella di destra che diviene una sorta di multi-track che va ad affrontare in maniera diretta la bella ma ripida costa prativa del versante nord del monte (loc. Castello) (FOTO). La pendenza è notevole, ma il peggio seguirà nell'attraversamento di una sottile lingua di macchia, quando si aggiungerà un fondo molto ostico perché ciottoloso e difficile da superare in sella, tratto che per fortuna è limitato a circa un centinaio di metri; poi il fondo torna agevole e la pendenza si fa più contenuta per alcune centinaia di metri, prima dello sforzo finale. Nel punto in cui la traccia finora evidente, tende a scomparire, siamo ai piedi dell'erta finale, per superare la quale "navigheremo a vista"; mancano gli ultimi 80 metri di dislivello, per raggiungere la cima, facilmente riconoscibile per il mucchio di antenne che vi si ergono, considerando che delle due sommità, a poche decine di metri l'una dall'altra (entrambe con le installazioni di antenne), quella riconosciuta come cima del Coscerno e quella più a destra. Potremo scegliere se tenerci alla destra della recinzione in filo spinato che sale anch'essa in cima, mettendo in conto una costa prativa con fondo un po' più scalinato e quindi decisamente difficile da superare in sella, con poche possibilità di zigzagare per addolcirne la forte pendenza (superiore al 20%); oppure passare sulla sinistra della recinzione, che a parità di pendenza offre qualche possibilità di tentare la tecnica della "strambata", dato che il fondo è un pochino più livellato e regolare. Fattostà che in un modo o nell'altro guadagneremo l'agognata cima, a quota 1684 metri, una delle vette più elevate della Valnerina, con bellissimo panorama a 360° (FOTO) (FOTO), con sotto, guardando verso il versante opposto a quello di salita, la valle dove scorre il Nera, mentre a sud spicca il massiccio del Terminillo. Dopo la meritata pausa contemplativa e defaticante possiamo riprendere il cammino, andando ora a percorrere l'intero lungo crinale del Coscerno, di ben oltre 2 km sempre in direzione sud-est, con continui saliscendi sui cocuzzoli che si alterneranno, a partire dal vicino con altre antenne, e che ci presenteranno salite comunque brevi e pedalabili senza troppi affanni e discese, un paio soprattutto, abbastanza ripide, restando comunque quasi costantemente sopra i 1600 metri di quota; basta seguire la traccia che più o meno evidente segue appunto il crinale e comunque seguire quest'ultimo che ci fa da buona guida. Nella porzione finale di questo, superato un tratto di boscaglia che ci lasciamo sulla sinistra, passeremo di fianco ad un grazioso laghetto ("La Vasca") ancora più suggestivo con i monti reatini che gli fanno da sfondo (FOTO); alcune centinaia di metri dopo uno strappo in salita un po' più intenso ma breve, con la traccia che piega lievemente a sinistra ci segnala l'approssimarsi dell'inizio della lunga discesa. La parte discensiva esordisce con delle tracce parallele che sono quasi dei solchi incassati sul terreno prativo, punteggiato in primavera da una miriade di belle orchidee selvatiche della specie dactylorhiza , spostandosi poi un po' più sulla sinistra per allacciarsi al multi-track che ci farà da guida a scendere, puntando verso un appezzamento coltivato che potremo scorgere verso il fondo; il terreno non si può definire disagevole, pur se abbastanza scalinato, anche se la pendenza è notevole e bisogna percorrerlo con la giusta prudenza. Prima di giungere alla porzione coltivata, tra l'altro recintata, devieremo verso destra, seguendo una traccia di sentiero ben evidente che punta all'angolo destro della recinzione, su cui non giungeremo, dato che poi devieremo ancora più sulla destra, superando un filo spinato semiabbattuto, per intercettare una carrareccia che poi seguiremo verso sinistra ancora a scendere; questa ci conduce in circa 150 metri ad un fontanile (dist. ~29.1 Km - alt. ~1280 m.) dove potremo rifornirci di acqua in loc. Forca della Spina. Oltrepassata la fonte restiamo sulla stessa carrareccia per poche decine di metri, per poi buttarci sulla destra scendendo la sottostante costa prativa che declina rapidamente, sfruttando una debole traccia di sentiero che dopo aver compiuto una brusca piega verso sinistra s'infila in un tratto boschivo dove mantenendo il sentiero verso destra si va a confluire sulla sottostante carrareccia da seguire verso destra in leggera salita per pochi metri, poi si scende. La facile via univoca va percorsa per tutta la sua interezza (in questo frangente di tranquillità potremo ammirare i monti Eremita e Civitella sulla sinistra), mentre più avanti si scopre di fronte a noi il paese di Gavelli, ai piedi del Coscerno,  (FOTO)) con gli ultimi metri più contorti e un po' accidentati che ci portano sulla provinciale SP471 che va solo attraversata per riprendere sul lato opposto una nuova carrareccia che lì si origina. Questa passa di fianco al cimitero continuando a scendere per poi terminare in leggera ascesa e infine spianare alle porte di Gavelli, nella parte inferiore del paese. La via diviene cementata (possibilità di rifornirsi d'acqua presso alcune fontanelle che supereremo) e subito si biforca; seguiamo la via di sinistra, che passa sotto un arco dove si biforca nuovamente e qui saliamo per il ramo di destra, che ci porta sulla piazzetta del paese, quasi a ridosso della provinciale. Senza raggiungere la provinciale imbocchiamo la via che scende ripida, seguendo le indicazioni della cartellonistica trekking "Pian delle Melette, Caso, Scheggino". Dopo nemmeno 100 metri l'asfaltata si biforca, con la via di sinistra che abbraccia il paese nella parte inferiore, mentre quella di destra riporta sulla provinciale; noi seguiamo quest'ultima solo per qualche metro dato che sulla sinistra si origina la traccia da seguire, non molto evidente, soprattutto quando l'erba è alta, che rappresenta l'inizio del lungo sentiero che ci condurrà a fondovalle. La prima porzione di questo è su fondo erboso (anche troppo in certi periodi...), pendenza non eccessiva e tutto sommato facile; ne segue, una volta entrati nel bosco, una seconda più tecnica, comunque ancora non eccessivamente difficile. A seguire la parte più difficoltosa, più scalinata con tratti un po' dissestati e bruschi cambi di direzione anche ravvicinati. Il sentiero si conclude con un lungo tratto più abbordabile, pendenza più contenuta e fondo un po' più livellato; dopo il guado di un piccolo corso d'acqua (in secca nei periodi siccitosi), oramai raggiunto il fondovalle, in loc. Le Pereta, (dist. ~33.1 Km - alt. ~790 m.) la via si amplia un po', dando poi origine alla carrareccia che ci guiderà verso la Val Casana. Questa sarà costituita da un primo tratto tutto discensivo e fondo abbastanza facile e scorrerà sempre accanto all'ampio letto del fosso, attraversandone anche il fondo ciottoloso, fino a condurci in loc. Pian delle Melette, dove la via si biforca e noi seguiremo la sterrata più ampia di sinistra, che prosegue a scendere, per poi affrontare un unico tratto di leggera salita, che si conclude al bivio per il paese di Caso, che sulla destra si affaccia verso la valle. Ignorata la via di destra che sale al vicino paese, seguiamo quella di sinistra che prosegue discendendo la Val Casana, superando Fonte Acqua Santa, dove è possibile rifornirsi d'acqua e continuando a scendere lungo l'ampia e facile via oramai univoca, con fondo sterrato ma sempre facile, un paio di brevi tratti cementati, via che si sdoppierà più sotto, ma ricongiungendosi subito dopo (il percorso prevede il mantenimento del ramo principale di sinistra), per poi, dopo una serie di tornanti ravvicinati, concludersi sull'asfaltata che proseguiamo verso la fine della valle. Superiamo in successione un campeggio, una troticoltura e un parco giochi per bambini, lasciamo l'asfaltata che piega a destra scavalcando il corso d'acqua, proseguendo dritti su via selciata che entra nel nucleo di Scheggino da Porta Valcasana, chiudendo l'anello poche decine di metri oltre al punto di partenza.

Nota: In blu sono segnalati i tratti alternativi e/o opzionali non descritti però dalla grafica (pianta e altimetria).

 



 

 
Il profilo altimetrico scaturisce da un rilevamento con GPS, pertanto si discosta leggermente dalla reale progressione chilometrica 

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