PERCORSO T5 |
Varianti possibili: Percorso Tg Un percorso che abbraccia un'ampia fetta della Valnerina, con
base a Castel di Lago e apice (come quota massima) sul monte Torrinara,
una delle cime più elevate nei dintorni di Polino. Giro caratterizzato
da una lunga salita da Precetto, verso Fonte Carpio e Casali le Vaglie
a cui segue un po' di riposo, per affrontare di seguito una porzione
complicata, che speriamo si preservi nel tempo, dato che si vanno ad
attraversare alcune centinaia di metri in una bosco un po' impervio, appena a
ridosso di Colle del Persico. Superata questa si sale ancora un po'
fino a Colle Fergiara, in preparazione dell'ultima fatica, per la
meta principale del tour, sulle dure pendici del Torrinara; poi oltre
15km di quasi sola discesa, su sterrate inframmezzate da bei
single-track, con il finale breve, ma molto divertente (nonchè
discretamente tecnico), che ci porta a concludere a Castel di Lago. Si parte dal borgo di Casteld di Lago, frazione di Arrone, adottando come riferimento per la partenza la biforcazione che l'asfaltata, che si stacca dalla statale Valnerina, subisce dopo 200 metri, appena giunto al limitare del nucleo del paesino; una via abbraccia questo sulla destra (da ignorare, perchè rappresenta la nostra via di ritorno), mentre seguiamo quella che lo cinge sulla sinistra, che salirà appena, stringendosi tra le case della zona bassa. Seguiamo la via asfaltata principale, che lasciato Castel di Lago alle spalle, dopo aver piegato a sinistra e scartata la via che punta tra le alte gole rocciose, ci dirige verso Arrone, di fronte; arriviamo a margine del paese e appena dopo essere passati sotto alla provinciale, lasciamo la via che poco più avanti porta a ricollegarsi a quest'ultima, per prendere invece la stretta asfaltata che si stacca a sinistra. Seguiamo lo sviluppo maestro di questa (scartiamo una via di destra che sale ad un piazzale/parcheggio) che sale un po', sotto il nucleo di Arrone, divenendo poi selciata e che lasciamo scendendo sulla sinistra, tra una piccola area giochi per bambini a sinistra e un piazzale/parcheggio sulla destra; pieghiamo a destra attraversando poi il piazzale in diagonale, per imboccare dall'altro lato la rampa che in salita ci farà uscire da questo, andando ad attraversare la provinciale e scendendo dall'altra parte verso il centro canoe. Seguiamo ora l'andamento della nuova asfaltata che pianeggiante ci porta a costeggiare il corso del fiume Nera, passando accanto ad una bell'ansa di questo, lasciando la via quando questa comincia a salire verso loc. Palombara (dist. ~ 2.9Km - alt. ~230 m.), seguendo invece la via che si stacca scendendo sulla sinistra, che dopo pochi metri diviene sterrata. Ora la via sarà univoca per oltre 3 km, sostanzialmente pianeggiante, con lievi e brevissime asperità nella prima porzione, andando a risalire lievemente un tratto della Valnerina, vallata che si amplierà nella seconda parte (la zona del Fosso Forma Quattrini), prima di giungere a Precetto, dove sulla destra vedremo staccarsi un'altra carrareccia (km 5.7), da ignorare, che potremo prendere in esame se volessimo saltare il successivo tratto asfaltato per Precetto/Monterivoso, passando invece per I Cappuccini, sfruttando a ritroso una parte del percorso C2, alternativa comunque molto dura in salita, che vedrà riallacciarci al percorso in loc. C. La Forca. Prima di arrivare a Precetto, la via tornerà con fondo asfaltato, salendo appena un po' di più, per poi dopo 500 metri giungere al piccolo piazzale/parcheggio, dove ci teniamo sulla sinistra, con possibilità di rifornirsi d'acqua alla fonte a margine di questo, oltre la quale pieghiamo a sinistra, facendo il ponte che oltrepassa il fosso del Castellone che ci collegherà alla provinciale SP74, da seguire a destra in salita, verso Monterivoso. Risaliamo la provinciale per un chilometro esatto, fino a Monterivoso, superando prima un suggestivo passaggio tra un'imponente roccia tagliata, lasciandola poi a favore di un'asfaltata minore che si stacca sulla destra con pochi metri in discesa per superare di nuovo il corso del fosso, per poi prendere a salire, divenendo poco più in alto prima cementata poi sterrata. Seguiamo lo sviluppo principale di questa, scartando le minori che si staccano a destra e sinistra, mantenendo la direttrice sud, per poi invertire la direzione nel punto in cui si origina sulla sinistra il sentiero trekking per Fonte Carpio (da ignorare), proseguendo a salire abbastanza intensamente. Nuova inversione di direzione giunti in località C. La Forca, dove di fronte ad un casale la via si divide (dist. ~ 9.6Km - alt. ~500 m.); a destra si allaccia l'alternativa prima descritta che passa per I Cappuccini, mentre noi dovremo seguire il ramo di sinistra che prosegue a salire. Si continua a salire mantenendo la via principale, scartando pertanto una minore che si stacca a destra (by-pass al nostro percorso ma umanamente impossibile per la pendenza) e un'altra poco oltre a sinistra pianeggiante; la via invertirà la direzione poco sopra, con la nuova diagonale che avrà pendenze minori e dopo poche centinaia di metri vedrà collegarsi da destra l'alternativa ripidissima prima descritta e 100 metri dopo compirà un gomito sinistrorso, quasi spianando, dove si staccherà a destra un'altra sterrata che scende verso Tripozzo. Non resta che risalire ora quest'ampia via sterrata con pendenza pressochè costante, fondo buono, appena irregolare nella prima parte; vedrà dopo nemmeno 2 km staccarsi a sinistra il sentiero per Fonte Carpio che poi scenderebbe a Monterivoso (precedentemente segnalato) e appena dopo, in corrispondenza di una curva sinistrorsa, staccarsi sulla destra una carrareccia sbarrata da un cancello che scende invece verso Rosciano. Poi prosegue seguendo le pieghe della costa del monte Petano, sostanzialmente con direttrice nord-est, uscendo dal bosco poco prima del bivio per il monte Petano (dist. ~ 16.1Km - alt. ~1035 m.), per il quale si salirebbe sulla destra, come da percorso Cn, mentre noi proseguiamo a sinistra, salendo ancora. Scartata una minore che si stacca a sinistra, ora la via punta verso est, in località Casali le Vaglie, con la salita che è oramai calata e si riesce a tenere una velocità più sostenuta; attraversiamo una piccola porzione di bosco, oltre la quale superiamo loc. il Monte, con una casetta che ci lasciamo a sinistra, per poi finalmente scollinare e, dopo aver ignorato un'altra via che si stacca a sinistra, prendere quindi a scendere, con il monte Aspra che spicca in lontananza di fronte a noi. Dopo 300 metri dall'inizio della discesa, l'ampia via compie un ampia ansa verso destra, che noi bypasseremo seguendo la traccia di sentiero che invece prosegue dritta, tornando sulla strada principale dopo circa 150 metri; lungo la veloce discesa potremo rifornirci d'acqua alla fonte di Casali le Vaglie, non visibile dalla strada, ma raggiungibile con una sterrata minore di pochi metri, sulla destra (dist. ~ 17.8Km - alt. ~1030 m.), terminando poi la lunga discesa con l'inserimento sull'asfaltata che sale da Monterivoso e Castellonalto (da sinistra), da prendere nel ramo di destra che sale. Dopo nemmeno 300 metri, la via s'inserisce sull'asfaltata che collega Polino a Leonessa/Cascia, da seguire verso destra, ancora a salire, in direzione Polino; la manteniamo per 1.1 chilometri, quando sulla sinistra troveremo una evidente carrareccia che sale sulla sinistra, facendoci invertire la direzione (mentre a destra si stacca una carrareccia minore su cui prosegue il percorso Cm per Capocroce). La via ben presto vedrà intensificarsi la pendenza, presentandoci un by-pass di poche decine di metri, dove possiamo scegliere indifferentemente quella che più ci aggrada; superata una piccola radura la via scende momentaneamente un po', per poi riprendere a salire, tratto lungo il quale lasceremo la via principale a favore di un'altra sterrata minore che si stacca a destra, invertendo la direzione, sempre a salire (dist. ~ 21.9Km - alt. ~1140 m.). Da segnalare che la via che si sta seguendo ora prevede dei tratti a spinta, nonchè va ad attraversare un paio di porzioni a rischio di percorribilità, perchè un po' impervie a causa della vegetazione, situazione che col tempo potrebbe pure peggiorare; a tal proposito potrebbe essere utile prendere in considerazione il percorso Cm, anche se preso al contrario, che invece prosegue dritto sulla via principale, aggirando il tratto incriminato, seppur con un percorso un po' più lungo. La via sale con porzioni più intense, giungendo dopo circa 700 metri ad una prima radura, oltre la quale molto difficilmente si potrà pedalare, dal momento che andrà seguita una traccia che sale con fondo irregolare oltre il margine destro di questa. Dopo poche decine di metri questo sentiero si allaccia ad una traccia più importante che seguiamo negli ultimi metri verso destra, per poi scollinare e scendere ripida verso una successiva radura pianeggiante, che invece andrà attraversata tagliandola in due, per poi riprendere a salire sul lato opposto, su traccia non molto evidente, decisamente ripida. Seguiamo la via per un centinaio di metri, lasciando poi lo sviluppo principale di questa che mantiene la direzione, optando invece per una sorta di mulattiera che staccandosi a sinistra taglia a mezza costa; questo è il tratto più a rischio (seppure di poche decine di metri), con la vegetazione che a seconda dei periodi dell'anno tende ad invaderla e a metterne a rischio la futura percorribilità, tanto più che trattandosi anche in parte di rovi, può convenire caricarsi in spalla la bici, per evitare forature. Dopo un centinaio di metri, con la situazione vegetazione sensibilmente migliorata, la via s'impenna per pochi metri, portandoci con un residuo di carrareccia a scollinare e inserendosi sulla sterrata che va seguita nel ramo di destra a scendere (ancora il percorso Cm da fare a ritroso). Dopo circa 250 metri questa termina sull'asfaltata che a sinistra porterebbe a Colle Persico (poi sterrata), mentre noi ne seguiamo il tratto discendente di destra, (a meno che non si voglia tagliare dritti per il bosco, riallacciandosi alla vicina asfaltata ad un centinaio di metri) che ci permette di giungere con alcune decine di metri in loc. Prato Manente, dove ci si può rifornire d'acqua all'inizio del piazzale/parcheggio. Superato il piazzale scendiamo, ma prendiamo subito a salire, prendendo l'asfaltata che si stacca sulla sinistra risalendo il valloncello, prendendo poi il ramo di destra, al successivo bivio, che continua a salire. Subito dopo termina l'asfalto con la via che si divide, dove optiamo per la sterrata di destra, che sale di fronte ad una casa che spesso ospita i boy-scout e prosegue oltre nel bosco, spianando poi e puntando verso una casa che aggiriamo salendo per una breve rampa sulla sinistra, divenendo poi sentiero che piega verso destra pressochè pianeggiante. Questo si amplierà poco dopo, tornando carrareccia, che confluirà su più asfaltate, una che scende a destra e due che salgono sulla sinistra; di queste ultime due seguiamo quella di destra, in leggera ascesa, che passa poco oltre davanti ad un grazioso chalet, con lievi saliscendi, per poi scollinare e scendere fino a confluire sulla provinciale che sale da Polino, da seguire verso sinistra a salire, per scollinare presto a Colle Fergiara (dist. ~ 26.2 Km - alt. ~1280 m.). Ora si scende velocemente sulla provinciale per 2 km, lasciandola appena dopo essere passati di fronte ad un paio di case sulla sinistra, prendendo la sterrata che si dirama verso sinistra in leggera ascesa, come a mantenere la direzione, mentre la provinciale piegherà poi a destra. Dopo 600 metri la via piega a destra (qui seguendo la valletta sulla destra si scenderebbe alla fonte d'Acquaviva) e poco oltre supera alcuni abbeveratoi appena sotto sulla sinistra; fatte poche decine di metri giungiamo ad una selletta, dove la via prosegue dritta meno marcata, ma noi la lasceremo, invertendo in pratica la direzione, andando a salire la piccola altura sull'immediata destra, seguendo ora questa sorta di crinale. Non è facile seguire qui la traccia più valida per raggiungere la cima del Torrinara, distante in linea d'aria poco più di 500 metri; la traccia che pare più evidente va ad incunearsi in complicati passaggi tra cespugli di ginepri, per cui ho preferito tenermi sulla traccia appena più a sinistra, più sgombra di vegetazione, che poco oltre s'impenna per qualche metro, divenendo poi un'evidente carrareccia che si divide: optiamo per la sinistra che scende, mentre si può provare a tenersi su quella di destra se non si vuole perdere quota, a prezzo però di infilarsi tra stretti cespugli. A carattere generale c'è da dire che l'area andrebbe approfondita meglio per trovare una via ottimale (se esiste); quanto da me indicato è il frutto di tre esperienze fatte in zona, da cui scaturisce quanto riportato: un compromesso tra percorribilità e "semplicità" per raggiungere la cima del Torrinara. Scesi per un po' si raggiunge l'impluvio di un piccolo valloncello, dove scartiamo la via che scende a sinistra inoltrandosi nel bosco, così come facciamo lo stesso con una che sale opposta a questa, che parrebbe quella ideale per salire, che però va ad infilarsi tra una fitta vegetazione di cespugli (che dipenda dalla stagione e la si può trovare in alcuni periodi sgombra?); affrontiamo perciò la salita appena all'interno del bosco di fronte, aggirando la fila di cespugli che bordano la seconda via, andando a risalire alcune decine di metri di ripida costa del monte a spinta, fino ad intercettare una traccia di sentiero che prendiamo verso destra per quasi un centinaio di metri, quando lasciamo la traccia principale, che sbuca dai cespugli (una di quelle prima ignorate?), per risalire sulla sinistra zigzagando tra i cespugli (con una certa determinazione si può provare a farlo anche in sella) per guadagnare la sovrastante sella, che raggiungeremo in un centinaio di metri (dist. ~ 29.9 Km - alt. ~1260 m.). Sulla sella pieghiamo a sinistra, tagliando la costa del Torrinara, seguendo una evidente traccia di sentiero un po' irregolare, ma pedalabile, che ci porta a salire progressivamente, puntando verso sud, per intercettare in 400 metri circa, il crinale est, il più dolce per poter guadagnare la sommità del monte. Seguito questo infatti, con 200 metri in direzione ovest, su buon fondo prativo (salvo zigzagare per addolcire la pendenza) raggiungeremo finalmente la cima del monte; da qui ottimo panorama a 360° verso la conca ternana, la piana reatina e tutti i monti circostanti, in primis il monte La Pelosa, il più vicino tra quelli più rilevanti. Si proseguirà ora in direzione Nord-Ovest, scendendo verso la successiva altura, seguendo una traccia appena impercettibile, ma che diviene una evidente ripida carrareccia accidentata dopo aver scollinato la prominenza. Al termine della discesa pieghiamo a sinistra seguendo una debole traccia che ci porta a superare un piccolo invaso artificiale d'acqua, oltre il quale si divide, tenendoci sulla traccia di destra giungiamo ad un'opera di captazione delle acque, dove una via più marcata scende lungo l'impluvio, ma noi ne seguiamo una meno marcata che taglia verso destra, per un tratto iniziale un po' ostico tra i cespugli, dove cercheremo di non perdere quota, senza perciò farci ingannare dalle varie tracce che si diramano sulla sinistra, tenendoci pertanto appena sopra alla zona disseminata da cespugli e andando a guadagnare anche qualche metro. La traccia prende poi a scendere lievemente, portandoci ad affacciarci sopra la sella del Colle delle Centelle, dove il sentiero tende a scomparire, punto in cui si scenderà a libera interpretazione, sapendo che dovremo intercettare la sottostante ampia via (strada che scende verso Buonacquisto), nel punto in cui da sinistra si collega un'altra ampia sterrata. Discesa tutto sommato abbordabile, eccettuato un breve passaggio roccioso di qualche metro più ostico, giungendo sulla carrareccia di sinistra, da seguire verso destra, appena prima che questa confluisca, tramite una doppia bretella, nella via principale, dove seguiremo il ramo di sinistra in leggera ascesa, asfaltato, anche se per un primo tratto, l'asfalto pare essersi sfaldato lasciando il posto all'originario fondo. Manteniamo l'ampia via per 300 metri, arrampicandoci poi sulla destra su una carrareccia che ci propone una ripida rampa nei primissimi metri, addolcendoci poi, che va a collegarsi ad una carrareccia più ampia da seguire verso destra per qualche decina di metri, lasciandola a favore del ramo discensivo di sinistra, che percorre l'impluvio di un valloncello. Dopo nemmeno 500 metri lasciamo anche questa per prendere una sterrata minore che si stacca a sinistra inerpicandosi nella pineta, per poi scollinare dopo un centinaio di metri, dando origine ora ad una veloce discesa su fondo sostanzialmente buono, salvo tratti con fondo sdrucciolevole. La via si trasformerà poi in sentiero che facendosi più ripido piegherà poi a sinistra andando quasi a spianare, infilandosi in un tratto di vegetazione più fitta, uscito dalla quale compie un'ansa destrorsa discendendo lungo un valloncello ancora su sentiero che poi si amplia a carrareccia un po' sconnessa. Questa termina su una buona sterrata da seguire verso sinistra (a destra sale invece verso a Forcella San Giovanni, secondo il percorso Ce), che dopo poco più di 100 metri passa accanto ad una costruzione in cemento, al di là della quale c'è un fontanile a cui è possibile rifornirsi d'acqua, salvo nei periodi siccitosi in cui potrebbe essere in secca. Ora non resta che seguire la via maestra, scartando le palesi secondarie che si staccano ai lati, giungendo dopo 2 km ad un bivio km (dist. ~ 37.1 Km - alt. ~840 m.), dove scenderemo per la via più ampia che prosegue in pratica dritta, scartando le due vie di sinistra, sia quella che sale ripida più a sinistra che risale a Colle delle Centelle, che quella, ancora a sinistra che scende a Buonacquisto (percorso C2). Segue quindi un lungo tratto di discesa su ampia via con buon fondo, appena un po' accidentata e scalinata in qualche porzione, via che scende diretta alla Forca d'Arrone, ma che non porteremo a termine nella sua interezza, movimentandola con un'appendice opzionale, costituita da un chilometro di divertente sentiero, che può essere impervio di vegetazione nei metri finali . Per fare ciò lasceremo la via principale al km 39.3, appena prima di un'ansa destrorsa della via, prendendo la sterrata minore che si stacca a destra, facendoci invertire la direzione; dopo nemmeno 100 metri, superiamo una fonte d'acqua, un po' internata nel bosco, a sinistra, proseguendo quindi a scendere con discesa sempre più accentuata, via che seguita completamente porterebbe a Castiglioni, ma che noi lasciamo dopo 800 metri dalla sua origine, con gli ultimi metri un po' dissestati, a favore di un evidente sentiero che si stacca a sinistra, pianeggiante. Dopo 200 metri la via ci propone una leggera ascesa, seguita poi da un breve tratto pianeggiante e da una veloce ottima discesa, con un passaggio appena un po' ostico a metà del suo sviluppo, oltre il quale si sale, approssimandoci alla sua porzione finale pianeggiante, che in certi periodi può essere un po' invasa da rami di rovi. Tornati sull'ampia via sterrata che scende alla Forca d'Arrone, in corrispondenza di un'ansa di questa, ne seguiremo ora il suo sviluppo discensivo fino al termine, passando nel tratto conclusivo vicino ad alcune case, con l'ultima porzione costituita da fondo in cemento. Senza percorrere anche gli ultimi metri di cemento, possiamo tagliare su una bretellina di qualche metro a destra, che scende sulla provinciale e la attraversa in corrispondenza del valico della Forca d'Arrone, proprio di fronte alla nuova via che dovremo imboccare, anch'essa cementata, che risaliremo per poco più di un centinaio di metri, lasciandola prima che questa compie una piega a sinistra (dove prosegue il percorso Tg), a favore della sterrata che si stacca a destra, inizialmente in salita, per poi spianare e portarci in loc. SS. Pietro e Paolo; passiamo tra un paio di case, scendendo e subito dopo, alla biforcazione, scartata la via di destra che sale ripida, scendiamo per quella di sinistra. Seguiamo questa buona carrareccia con buon fondo, abbastanza pendente, che manteniamo per quasi 500 metri in direzione nord, (percorsa nel suo sviluppo principale porta a scendere nella zona tra Castel di Lago e Arrone: tenerne conto nel caso si volesse rinunciare alla via che si sta proponendo che a volte da problemi per rovi un po' invadenti), lasciandola per seguire una via minore che si stacca a sinistra pianeggiante, facendoci invertire la direzione (occhio a non lasciarsela sfuggire in velocità...). Dopo un po' la via piega a destra restringendosi e diventando poco oltre un sentiero, che può iniziare a presentare da qui problemi di percorribilità, a causa della vegetazione che in alcuni periodi dell'anno può farsi invadente e fastidiosa, specie più avanti, quando alle innocue fronde si aggiungono i rovi (il percorso si potrebbe preservare se gli si dedicasse un po' di manutenzione; nell'estate 2011 l'ho ripulita io. Se il prossimo anno lo facesse qualche altro appassionato e così via... ne godremmo tutti!). Il tratto più problematico è concentrato in 3/400 metri, poi si può fare i conti con qualche altra fronda, per alcune altre decine di metri, fino a tornare sgombro, per poi scollinare e prendere a scendere, superando un breve passaggio roccioso e terminando sulla via che a sinistra prosegue, lungo un costone roccioso, come carrareccia verso la Madonna dello Scoglio (FOTO) (origine del percorso Tf), mentre noi ne seguiamo il ramo discensivo di destra, superando una piccola croce e una via secondaria che si stacca a sinistra (simpatica alternativa per intercettare la via che da Castel di Lago sale alla Madonna dello Scoglio). Ora ci aspetta una veloce discesa, con la via che si amplia andando a costeggiare un uliveto e punta verso alcune vecchie case (C. Capolibalzi), dove non ci facciamo ingannare dall'andamento della strada che piegherà a sinistra, ma proseguiamo dritti, su secondaria che s'infila in un piccolo boschetto, superando poi dei ruderi, risalendo lievissima oltre questi e riprendendo a scendere decisa a margine tra un altro uliveto e il bosco. Manteniamo la direzione, con la traccia un po' meno evidente, ma che torna ben marcata con l'origine di un divertente finale: una tortuosa traccia di sentiero che scende con continui e repentini campi di direzione, alcuni anche discretamente tecnici per l'aggiunta di fondo roccioso, che seppur di poche centinaia di metri, costituirà un buon finale per questo impegnativo tour. Sfociati sulla carrareccia accanto ad una casa, manteniamo la direzione sbucando in pochi metri sull'asfaltata da seguire verso destra, via che in poche centinaia di metri ci porta a chiudere l'anello, a Castel di Lago.
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Il profilo altimetrico scaturisce da
un rilevamento con GPS, pertanto si discosta leggermente dalla reale
progressione chilometrica
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