PERCORSO T6

SCHEGGINO-S.ANATOLIA-FORCHETTA VALLO-M.te BACUGNO-M.te BEREGNI-M.te COSCERNO-F.ca SPINA-F.te CENTELLE-M.te CIVITELLA-COLLECASA-CASO-VALCASANA-SCHEGGINO

I SUPERSTITI


Lunghezza: ~40.0 Km
Altitudine max: ~1490 m s.l.m.
(disl. tot. salite ~1960m)
Tempo percorrenza indicativo:  ~4h 20'
Difficoltà: Difficile (indice 8)


gps

DATA: Agosto 2012 

Un tour con base a Scheggino inedito e faticoso, che va a lambire le sommità di quattro monti della media Valnerina (il Bacugno, Beregni, Coscerno e Civitella), sfiorando i 2000 metri di salite totali. Fatica che sarà amplificata se si sceglierà un periodo siccitoso, quando alcune vie risentiranno del clima, sfaldandosi e facendosi quindi friabili, perciò ancora più difficili; ciò vale sia per alcuni tratti della lunga salita iniziale, sia nella ripida discesa dal monte Civitella, dove in ogni caso ci sono porzioni nel finale che porta sotto Caso, di notevole difficoltà tecnica. Possibilità di semplificarlo in termini di impegno fisico, una volta a Gavelli, rinunciando all'ultima dura ascesa per il Civitella, scendendo invece per la Valcasana tramite il sentiero della transumanza (discretamente tecnico) o tornando a S'Anatolia in tutto relax su asfalto.
 

Base per il tour attuale il paese di Scheggino, nella provincia di Perugia, ubicato lungo il corso del fiume Nera, con facile possibilità di parcheggio auto (ampio sterrato) tra il corso d'acqua e la statale Valnerina.
Si parte con tratto pressochè in comune col percorso T4, scavalcando subito il ponte che ci porta sull'orografica sinistra del Nera e seguendo l'asfaltata verso sinistra; dopo 350 metri l'asfaltata compie un gomito destrorso e noi la lasciamo proseguendo dritti sulla carrareccia che lì si stacca, mantenendo la direzione nord, ancora pianeggiante, ma che presto prenderà a salire. Tralasciamo una secondaria sulla sinistra, così come faremo poche decine di metri oltre, scartandone una sulla destra, la via s'incunea tra basse pareti rocciose, assottigliandosi a mulattiera e poi a sentiero, spianando momentaneamente, per poi risalire. Più avanti la via torna ad ampliarsi, proseguendo a salire, confluendo su un'altra sterrata che manterremo nella medesima direzione, con ascesa più contenuta, che dopo alcune centinaia di metri va a costeggiare alcune case, per poi terminare su asfaltata di cui seguiamo il ramo di destra pianeggiante che dopo 200 metri circa piega a sinistra, punto dove invece noi manterremo la direzione su una bretellina sterrata, che in pochi metri confluisce sulla provinciale, dove c'è la separazione con il percorso T4, che scende a sinistra, mentre per l'attuale percorso la seguiremo a destra in salita.
Seguiamo la provinciale che con ascesa regolare e una serie di tornanti, ci farà da guida per i successivi 2.1 km, quando andrà lasciata a favore della carrareccia che si stacca sulla sinistra. Questa continua a salire con la medesima pendenza, anche per via del fondo la fatica richiesta sarà maggiore; giunti ad un primo bivio (dist. ~ 5.9Km - alt. ~690 m.) scartiamo la via di destra che sale, proseguendo per quella di sinistra che ci darà un po' di tregua, dal momento che per qualche centinaio di metri non salirà più. Dopo un altro chilometro e mezzo superiamo un vecchio rudere (C. Montecastello) e subito dopo la via compie un brusco gomito impennandosi un po'; segue una serie di tornantini sempre più ravvicinati, dove restiamo sempre sulla via maestra, scartando perciò anche un sentiero che si stacca a sinistra su uno di questi, a cui segue un'ultima porzione più impegnativa, perchè s'incrementa ancora un po' la pendenza, ancora più dura se si fa in periodi aridi. Dopo un gomito sinistrorso la via si sdoppia (dist. ~ 9.3Km - alt. ~950 m.); ignorato il ramo che prosegue dritto, saliamo per quello di destra, che dopo circa 200 metri ci da la possibilità di rifornirci d'acqua ad una fonte che sta appena pochi metri sulla sinistra, in loc. Forca di Vallo. Qui segue una porzione veramente intensa come sforzo richiesto, con fondo sassoso, ancora più impegnativa se la si trova particolarmente sconnessa, perchè non compattata a seguito di periodi siccitosi e/o come conseguenza di passaggi di bestiame. Questo tratto, con una serie di gomiti che solcano una striscia prativa (FOTO), ci porta a superare quota 1000 metri e data la forte pendenza e una breve porzione ancora più impegnativa, ci porta in prossimità anche dei 1200, andando momentaneamente a scollinare su una bella zona prativa , dove finalmente ci si può rilassare; seguendo una debole traccia che scende lievemente, da seguire (dist. ~ 11.1Km - alt. ~500 m.), che dopo aver superato una lingua di bosco ci porta ad una seconda fonte, che oltrepassiamo, seguendo la traccia che intanto è tornata leggermente ascendente e che una volta entrata nel bosco scende, per poi spianare e, dopo un gomito sinistrorso, s'impenna notevolmente, appiendandoci da lì a poco. Questo infatti è uno dei due tratti dell'intero percorso che prevede almeno qualche decina di metri a spinta (dipende poi dalle proprie capacità tecnico-fisiche), andando a risalire la costa ovest del monte Bacugno (FOTO), cercando di seguire la traccia più importante, tra le tante, che più o meno parallelamente la solcano (più o meno tutte seguono la stessa direzione, quindi non dovrebbe essere troppo complicato seguire la via corretta) fino ad aggirare la propaggine nord-ovest del monte, quando, approssimandoci a quota 1250, si va a compiere un ampio gomito a 90° a destra e si può dire terminato il tratto più ostico, tornando a pedalare, con il fondo che torna facile e la pendenza che si fa senz'altro più abbordabile. La traccia prosegue sulla costa erbosa, pressochè pianeggiante, per poi scendere (dist. ~ 12.5Km - alt. ~1250 m.) penetrando nel bosco, un po' scalinata e accidentata, fino a compiere un gomito sinistrorso, dove pare sdoppiarsi; ci teniamo sulla traccia più alta, prendendo a risalire fino ad incontrare un cancello in filo spinato, oltre il quale c'è una separazione della via: dritti si proseguirebbe andando ad intercettare dopo poco più di un chilometro l'ampia sterrata che sale da Vallo di Nera verso Mucciafora (come da percorso T4), mentre noi seguiremo la via minore che s'inerpica a destra, ancora nel bosco. Ben presto si sale su un tratto prativo, dove la via tende a scomparire sull'erba, tornando evidente dove si scollina, cosa che non dovremo fare, perchè, anzichè seguire l'evidente carrareccia che scende, dovremo salire di appena qualche metro sulla costa di destra e cercare il non molto visibile imbocco del sentiero nel bosco, che in definitiva sta appena qualche metro sopra al prato appena solcato. Ci facciamo quindi ora guidare dal sentiero che penetra nella macchia fitta, salendo ancora severo per qualche tratto, uscendo poi dal bosco, con ancora porzioni prative che si alternano ad altre boschive, portandoci appena sotto alla cima del monte Bacugno (appena ad ovest di questa); qui non dovremo fare altro che risalire sulla sinistra, per guadagnare la sella tra il suddetto monte ed il Beregni, che necessariamente si dovrà fare con alcuni metri di spingismo, sulla ripida costa erbosa. Giunti su questa (dist. ~ 14.2Km - alt. ~1390 m.) dedicheremo qualche minuto a riprendere fiato, ora che avremo un po' di tregua dal punto di vista altimetrico, godendoci lo spettacolare panorama) (FOTO) per poi scendere verso sud, tagliando per prati, per andare ad intercettare la sterrata che scorre poco sotto, che rappresenta nuovamente il percorso T4 (qui ci si riaggancia quindi se si è optato per la sinistra all'ultimo cancello superato). Seguiamo questa, separandoci dal percorso T4 (che ritroveremo ancora) dopo poche centinaia metri, che invece sale sul ripidissimo multi-track di destra, continuando in lieve discesa, via che ci riporta all'interno di un bosco, iniziando il lungo aggiramento del versante orientale del Coscerno; oltrepassiamo un cancello in filo spinato, oltre il quale la via, che si è assottigliata a sentiero, sale lieve per poi riscendere e risalire repentinamente e con pendenza consistente per un breve tratto, fino a scollinare, piegando a 90° a destra, seguendo quindi la via più alta di destra delle due che corrono parallele. Proseguiamo uscendo dalla boscaglia, di fronte al monte della Rocca e qui, ignorando la carrareccia che scende, cerchiamo di mantenere la quota altimetrica, seguendo una debole traccia che corre a pochi metri dal bordo del bosco, un po' accidentata in qualche frangente, riallacciandosi alla carrareccia che intanto è risalita da sinistra, da lasciare subito a favore di un sentiero che si stacca sulla destra, che sfrutteremo per i pochi suoi metri, solo per non perdere troppo quota, in vista dell'intensissimo strappo che seguirà, duro e non breve (~400 metri) , che dovremo affrontare appena sfociati sulla carrareccia. Giunti al culmine di questa (dist. ~ 16.9Km - alt. ~1340 m.), prendiamo a scendere, seguendola ancora per 200 metri e lasciandola poi dove riprende ad impennarsi, a favore di una via minore di sinistra che sfocia su una zona prativa, che taglieremo in due mantenendo la quota, scorgendo sul lato opposto il sentiero che scende la successiva costa piegando a destra, superando l'impluvio e riprendendo subito a salire su via più ampia. Attraversiamo poco dopo un sottile lembo di prato, attraversando subito dopo un altro impluvio (discesa-attraversamento-salita), superando poi un nuovo cancello in filo spinato, con la via che sale ancora, un po' incassata nella fitta vegetazione, per scomparire poi una volta sfociata in un valloncello che andremo a risalire. Dopo oltre un centinaio di metri intercettiamo una nuova traccia ben evidente che continua a farci salire, scollinando e scendendo per l'attraversamento di un nuovo impluvio, con ennesima breve risalita, al termine della quale, in una zona priva di vegetazione, si apre un panorama mozzafiato, fatto di sterminate praterie di fronte a noi e in lontananza una successione di catene montuose, che spaziano fino al Gran Sasso. Seguiamo la carrareccia che ora ci guida, con l'attraversamento di un paio di altri impluvi che caratterizzano la costa est del Coscerno, a cui segue un bivio, dove scartiamo la carrareccia di destra che sale, prendendo a scendere lungo bellissime praterie di un verde intenso lussureggiante, soprattutto nel periodo primaverile (FOTO), mantenendoci per un bel po' sulla carrareccia fino a loc. Fonte dei Cupi, dove sulla sinistra c'è una piccola area attrezzata per pic-nic (dist. ~ 20.4Km - alt. ~1240 m.), punto in cui la abbandoniamo, scendendo sulla destra a fianco di un fontanile, che ci lasciamo poco sotto sulla sinistra, seguendo una nuova via, che poco oltre la fonte si fa ben marcata. Questa diviene sentiero, rientrando nel bosco, con una prima parte ondulata, per poi salire con una certa regolarità, andando poi ad uscire dal bosco e facendosi un po’ accidentata per un po’ di metri. Il sentiero sfocia su una carrareccia che ci accompagna all’angolo di una recinzione che ci teniamo sulla sinistra, andando quindi alla fonte di forca della Spina (FOTO), riallacciandoci nuovamente al percorso T4 (sceso direttamente dal Coscerno). Oltrepassiamo la recinzione, lasciandoci alle spalle l’imponente mole del Coscerno, come ad imboccare la carrareccia, che però lasciamo subito, scendendo sulla costa di destra per la traccia sconnessa che con un paio di diagonali ci porta sul fondo dell’impluvio, seguendo la traccia che ancora un po’ scoscesa sfocia poi sulla carrareccia da seguire verso destra, in leggera salita, ma che ben presto prende a scendere verso Gavelli. Questa terminerà sulla provinciale, con gli ultimi metri più scoscesi e sconnessi, in vista della frazione montana, raggiungibile seguendo la nuova carrareccia che si origina sul bordo opposto della provinciale, cosa che però non faremo, seguendo invece la provinciale verso sinistra, salvo che non si voglia chiudere qui con le salite (e una complicata discesa), vista la nuova dura scalata che ci aspetta verso la sommità del monte Civitella; qui le possibilità sono infatti molteplici: si può infatti semplificare al massimo, scendendo interamente per la provinciale fino a S.Anatolia, così come si può optare continuando su percorso T4, scendendo per il non facile sentiero della transumanza, oppure riprendere il percorso dalla frazione di Caso…
Se invece abbiamo ancora riserve, seguiremo come detto la provinciale verso sinistra, per soli 200 metri, dove opteremo per la sterrata che si stacca a destra, facendoci guidare da questa, che dopo essere scesa un po’ prende a salire; scartiamo una prima diramazione a destra, cosa che faremo nuovamente al successivo bivio dopo 100 metri, per gli ultimi metri ancora umani. Segue infatti una dura e lunga salita che metterà dura prova la nostra resistenza, con severe rampe, soprattutto nella prima parte, con via univoca, fino ad un bivio, quando si sdoppia in un duplice sentiero, (dist. ~ 25.5Km - alt. ~1250 m.) dove seguiremo quello di destra che scende per alcuni metri, piegando poi a destra e riprendendo a salire; segue una breve porzione un po’ impervia, con il sentiero che poi confluisce in una carrareccia da seguire a sinistra a salire. Dopo 400 metri questa si inserisce su un’altra sterrata, da seguire anch’essa nel ramo ascendente, che subito ci presenta una dura rampa; una fonte a sinistra ci darà l’occasione per rifornirci d’acqua (e riprendere fiato), continuando poi a salire sempre durissima. L’ascesa torna poi più abbordabile, con la carrareccia che sarà interrotta da una frana, che aggireremmo per il sentiero di sinistra, che la bypassa, riprendendo la carrareccia un centinaio di metri dopo; superiamo poi un cartello che, in senso inverso, segnala la presenza della frana, superando poi un momentaneo tratto senza vegetazione. Rientrati nel bosco la strada finalmente spiana per un po’, risalendo poi e scendendo anche per un breve tratto; quando pare sdoppiarsi, seguiremo la traccia di sinistra per il penultimo tratto di salita di 300 metri, quando pare scollinare, ma a cui seguirà un ultimo strappo, uscendo definitivamente dal bosco che ci ha fatto buona compagnia con la sua ombra, raggiungendo il GPM dell’intero giro: 1490 metri, con il lungo crinale del Coscerno bene in vista sul versante opposto della vallata (FOTO). Qui vedremo scendere da sinistra la traccia dalla cima del monte Civitella (come da percorso T2), alla quale ci agganciamo, seppur poco visibile nei successivi metri; in pratica andiamo a piegare in direzione nord-ovest, aggirando la recinzione che troveremo sulla destra, per guadagnare la sommità del crinale, oltre il quale individueremo la carrareccia che scende ripida e che ci farà da guida per il successivo tratto. Questo compirà un ampio gomito verso sinistra e sempre molto scosceso ci porterà fino alla fonte d'Ostide, dove potremo effettuare un ultimo rifornimento; giriamo stretti a destra di 180° e imbocchiamo la nuova carrareccia che dopo una prima porzione semipianeggiante, prenderà a scendere molto ripida, nonchè friabile, per la sua conformazione ciottolosa. Seguiamo questa che dopo un brusco gomito sinistrorso e dopo aver superato un cancello in filo spinato, punta sempre più decisa in direzione nord, sempre molto scoscesa e con fondo non compattato, lasciandoci sulla sinistra alcune altre fonti d'acqua, fino a giungere ad una piega sinistra della via principale, dove la lasciamo a favore di una minore che prosegue dritta (dist. ~ 30.9Km - alt. ~1010 m.); ciò che segue rappresenta sicuramente un finale più complicato di quello che si avrebbe proseguendo per la carrareccia principale (su percorso T2) per il paese di Civitella e da qui guadagnare il fondo della Valnerina per poi tornare a Scheggino sulla comoda carrareccia che costeggia il fiume Nera, ma si vuole proporre appunto una via diversa, sicuramente più divertente per gli amanti del single-track. Seguiamo quindi questa via che sempre in discesa e in direzione nord. attraversa un tratto prativo entrando poi nel bosco e trasformandosi in sentiero, che un po' accidentato, zigzagando a più riprese tra gli alberi ci condurrà verso località Collecasa; va prestata per la verità una certa attenzione alla traccia, non sempre evidente, l'importante è mantenere una direttrice nord. Giungeremo quindi a Collecasa, dove gireremo attorno alla vecchia costruzione in pietra che qui troveremo, lasciandocela sulla destra, cercando di individuare a pochi metri l'imbocco del nuovo sentiero che da qui si origina, per una nuova diagonale, ora in direzione sud-est, sentiero sempre con fondo non facile e a volte un po' più ingarbugliato del precedente, per via della poca manutenzione che riceve durante l'anno. Dopo circa 600 metri la via va a tagliare l'impluvio (dist. ~ 32.1Km - alt. ~810 m.) e qui si cambierà direzione, individuando il prosieguo (occhio a non risalire lungo l'impluvio facendosi ingannare da un'altra traccia che pare puntare verso sud; l'imbocco del nuovo sta alla stessa quota), con un nuovo sentiero che seguendo la costa in direzione nord-est, sale un po' ripido e impervio nei primissimi metri, ma poi spiana, divenendo molto scorrevole e piacevole per diverse centinaia di metri (la quiete... prima della tempesta :-) ), salvo qualche sporadico e breve intervallo per passaggi su rocce. Poi la musica cambierà, con l'inizio di una porzione molto ostica, adatta ai funamboli su due ruote, con un fondo molto roccioso, irregolare e scalinato, nonchè in alcuni tratti  con la traccia molto incassata al suolo; gli amanti del tecnico troveranno pane per i loro denti , mentre per tutti gli altri... probabile doverla fare tutta o in parte a piedi. Dopo un pezzo con continui cambi di direzione abbastanza ravvicinati, su fondo molto sassoso, termina la discesa, con il sentiero che torna a farsi pedalabile, seppur ancora intervallato da passaggi su rocce, risalendo per alcune decine di metri, per poi scendere e terminare sulla sterrata che da Gavelli scende verso la Valcasana e quindi Scheggino (a sinistra); qui nuovamente si può scegliere: seguire a sinistra la sterrata, terminando come da percorso T4, in tutto relax, oppure salire verso la frazione di Caso, che possiamo vedere poco sopra a noi, per poter fruire poi di un ultimo single-track, questo non troppo tecnico, per un finale degno del bel giro. Per poter salire a Caso possiamo seguire la ripida sterrata di fronte, che con poche centinaia di metri ci porta all’abitato (ma presumibilmente a spinta, almeno in parte, viste le ripide rampe e la stanchezza accumulata), oppure più tranquillamente seguiamo la sterrata verso destra, in falso piano (Piano delle Melette), che dopo quasi un chilometro va a scavalcare il fosso e subito dopo, ignorando la via di destra che percorre a ritroso il percorso T4, proseguiamo dritti, seguendo la sterrata che ben presto prende a salire verso Caso. Seguiamo questa nel suo sviluppo principale, che giunta all'altezza del paese diviene asfaltata e poco dopo compie un gomito verso destra; prima di questo la lasciamo penetrando verso l'abitato, con la via che subito si sdoppia, dove manteniamo la via di destra pianeggiante (la sinistra potrebbe essere una scorciatoia non verificata) che passa sotto ad un arco restringendosi tra le case. Al successivo bivio scartiamo la sinistra scalinata, proseguendo sulla destra, superando un tratto selciato, per tornare poi su asfalto, con una nuova biforcazione, dove, ignorata la destra a salire, seguiamo la sinistra che scende e dopo aver compiuto un paio di tornanti, all'altezza di un terzo, sinistrorso, la lasciamo a favore della sterrata che si origina sulla destra. Scendendo superiamo una fonte e dopo poche decine di metri, alla biforcazione seguiamo il ramo di sinistra, che poco dopo diviene un divertente single-track finale, un po' sconnesso, ma non complicato, che dopo alcuni stretti gomiti, si sdoppia; qui seguiamo ancora la sinistra che prosegue a scendere in gran parte filante, con alcune porzioni sassose, per concludersi con degli stretti gomiti ravvicinati, sull'origine di una sterrata che scende verso sinistra. Questa scende abbastanza decisa, ciottolosa e friabile, passando sotto l'acquedotto, proseguendo dritti lungo la valle, inserendosi poi su altra sterrata da seguire in discesa, passando accanto ad un parco attività all'aperto, divenendo poi asfaltata. Non resta da fare altro che proseguire verso la fine della valle; superiamo in successione un campeggio, una troticoltura e un parco giochi per bambini, seguendo sempre l'asfaltata che piega a destra scavalcando il corso d'acqua, arrivando su altra asfaltata da seguire per pochi metri a destra, fino a trovare il ponte sulla sinistra che ci fa scavalcare il Nera e tornare al punto di partenza.


Nota: In blu sono segnalati i tratti alternativi e/o opzionali non descritti però dalla grafica (pianta e altimetria).



 

 
Il profilo altimetrico scaturisce da un rilevamento con GPS, pertanto si discosta leggermente dalla reale progressione chilometrica 

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